La tanto agognata continuità
Non solo i Lakers hanno vinto la NBA Cup, lo hanno fatto anche da imbattuti, collezionando 7 vittorie in altrettante gare. Sembrano quindi essere riusciti a trovare quella continuità che avevano faticato ad avere in questo inizio di stagione. Certo LeBron non è stato solo in questa cavalcata verso il primo titolo di quest’anno. Anthony Davis nella finale contro i Pacers ha siglato la sua quinta partita in carriera da almeno 40 punti e 20 rimbalzi (a cui ha aggiunto anche 4 stoppate), superando anche Shaq.
Nella metà campo offensiva ci ha pensato Austin Reaves a dargli una mano con 28 punti (22 dei quali arrivati nel primo tempo) nonostante l’influenza, mentre in difesa il lavoro della coppia Reddish-Vanderbilt è stato più che prezioso per limitare quanto possibile quel fuoriclasse che è Tyrese Haliburton, capace comunque di mettere a segno la sua consueta doppia-doppia con 20 punti e 11 assist, perché appunto è un fuoriclasse.
Ora sarà importante per i Lakers riuscire a mantenere la costanza che li ha contraddistinti durante l’In Season Tournament anche nel resto della stagione regolare. Spetterà a coach Ham e staff riuscire a trovare il modo di stimolare la squadra anche in quelle partite in cui la posta in palio non sarà alta come è stato in queste gare. Intanto però bisogna dare merito al coach dei Lakers per aver messo in campo un piano partita che in fin dei conti ha dato i suoi frutti nella finale coi Pacers, nonostante non fosse privo di rischi. Certamente i Lakers sono stati aiutati anche da una serata non particolarmente memorabile al tiro da parte degli Indiana Pacers, ma bisogna riconoscere sia il merito dei giocatori che quello del coaching staff. E come direbbe Woody Allen, “basta che funzioni” no?
Reazione uguale e contraria
Secondo il terzo principio della dinamica che abbiamo ripetuto mille mila volte a scuola, ad ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria. Motivo per cui l’NBA, dopo aver “creato” un prodotto di successo (idea presa da noi, come vi abbiamo già raccontato), deve prestare molta attenzione a non lasciare un vuoto nei salotti degli americani. Il rischio per la Lega ora è quello di offrire un prodotto di qualità più bassa, in virtù del calo del calo di competitività di cui vi abbiamo parlato che contraddistingue le partite di stagione regolare, proprio ora che ha raccolto la sua massima audience in un periodo diverso da quello dei playoff.
Le certezze che abbiamo al momento quindi non sono moltissime, ma se c’è qualcosa che ci portiamo via dall’esperienza dell’In Season Tournament è la sicurezza che il regno di King James sia ancora lontano dal suo tramonto e che lo stesso Re non abbia ancora intenzione di allentare la presa su quella che sembra ancora essere la sua lega e che lo sarà fino a che qualcuno riuscirà a spodestarlo dal suo trono, una prospettiva tutt’altro che facile da immaginare.




