HOME SWEET HOME
A separare Palmdale dallo Staples Center, poco meno di 70 miglia. A separare il cuore del piccolo Paul dai beniamini in gialloviola, ancora meno. Ma le porte del destino, oltre che girevoli, sono talvolta beffarde. A salvarlo da un crollo emotivo ci pensano i cugini sfigati, quelli che storicamente non considera nessuno. Nella offseason 2019, Paul George approda a LA, sponda Clippers, andando a formare assieme a Kawhi Leonard un dynamic duo di stelle potenzialmente devastante. Sono molto simili i due. Forse troppo, direbbe qualcuno. Entrambi mortiferi in attacco, ambedue notevolissimi difensori sulla palla e lontano da essa. Macchina robotizzata impostata in modalità “Vittoria” Kawhi, arciere dai dardi acuminatissimi Paul. I Clippers sono lanciatissimi, nonostante le pratiche di load management adottate da Doc Rivers, verso le migliori posizioni nella Western Conference. Tutto sembra girare per il meglio. Ma poi arriva lui. Lebron James? Non stavolta (almeno direttamente). Un avversario ancora più grosso e massiccio. Covid-19. La bolla di Orlando, per quanto efficacemente organizzata, si trasforma ben presto in un incubo per PG. Ritornano i dubbi, i punti di domanda, le speculazioni sul suo stato fisico. Le serie contro Dallas e Denver sono impietose: in campo si palesa il fantasma di Paul George, chiaramente avulso dal gioco e controproducente per i meccanismi di una squadra che non può così contare su uno dei due pilastri base. La rimonta da 3-1 dei Nuggets ha effetti detonanti.

“C’è scritto Clippers sulla maglia”, una delle battute più inflazionate nel panorama social italiano, quasi scagionerebbe il prodotto di Fresno State. Per quanto lui e Leonard possano impegnarsi, sembra aleggiare intorno alla sponda rossoblù di Los Angeles una maledizione che le impedisca di superare la concorrenza dei cugini Lakers, anche in annate dove tutto sembra apparecchiato per rivincite dal sapore storico. Non importa come si concluderà la finale di Conference di Paul e Booker. Non bisognerà soffermarsi sul risultato di un’eventuale Finals contro la padrona della Eastern Conference. Gara 5 contro i Jazz vale il riscatto di una carriera intera. La lesione al crociato di Kawhi costringerà George agli straordinari anche per i prossimi impegni. Fallimento annunciato? Avremmo detto tutti di sì, ammettiamolo. Almeno fino a mercoledì notte. Perché quella vale per una carriera intera. Gli occhi e la faccia sono ringiovaniti di un decennio in un colpo solo. Il killer instinct, ritrovato nel momento del massimo bisogno, si è ridestato dopo anni di torpore. George si è scrollato le polveri e la cenere dalle spalle. La stella è tornata a brillare, più radiosa che mai. Le parole in seguito all’eliminazione dello scorso anno paiono un lontano e sbiadito ricordo. Per fortuna.
Scusa ancora, Paul. Col cuore, mille volte scusa. Chi ha per anni avuto come sfondo del telefono il tuo poster su Birdman non può dimenticare nulla. Né i momenti più alti, né quelli più duri. A nome di tutti, mille volte scusa. Che bello rivederti così. A parte le treccine. Quelle rimangono comunque inguardabili.





