HomeNBANBA, Phoenix Suns: hai mai visto un'alba così?

NBA, Phoenix Suns: hai mai visto un’alba così?

PRINCIPIO

I dati che rubano maggiormente l’occhio concernono gli aspetti offensivi. Settimi per OffRtg, secondi per assist totali, quinti per numero di palle perse. Ai posti di comando per percentuali dal campo e True Shooting. A ricordarci della loro umanità, 28° posizione nella classifica dei rimbalzi offensivi: fino a che tiri così bene, sarebbe anche difficile pretendere di più… A far suonare qualche campanello d’allarme, però, è la paradossale dicotomia visibile tra questi fantastici numeri e gli stessi parametri considerati nel clutch. Nei minuti finali di partite chiuse punto a punto, infatti, Phoenix è 19° per assist, 20° per percentuale dal campo e dalla linea della carità. Per non farci mancare nulla, 1° per rimbalzi catturati. Rischio calcolato? Regolarità casuale? In attesa di scoprire se la tensione della postseason giocherà brutti scherzi, Phoenix non si dispiace di vivere ossimori e antitesi. Dalla regia ricordano che non si è ancora risposto ad un altro interrogativo: essendo troppo semplice ricondurre il tutto al cambio di allenatore, come giustificare l’exploit?

Fonte: Cronkite News

I miglioramenti nella gestione del corpo in difesa hanno reso Ayton un buonissimo difensore nei pick ‘n roll avversari, permettendo alle rotazioni difensive di non collassare eccessivamente e garantire una buona gestione perimetrale. Contemporaneamente, il bagaglio offensivo è stato ampliato gradualmente nel corso di tre anni, garantendo a DeAndre la possibilità di sfruttare al meglio una mano estremamente educata, soprattutto per un 2,16 x 118 kg con 227 cm di apertura alare come lui. Mikal Bridges, a.k.a. “il 3&D dei vostri sogni più bagnati”, viaggia al 65% di True Shooting mantenendo livelli altissimi nel mettere la museruola agli attaccanti più pericolosi. Dario Saric e il suo labbro leporino, costantemente presente nelle classifiche dei quintetti più efficienti della NBA, 3° per NetRtg in tutta la Lega e letture balcaniche dei movimenti senza palla dei compagni. Una panchina profondissima e variegata, dove giovani variabili impazzite (Payne, Johnson, Nader, Carter) contribuiscono ogni notte a mantenere un costante livello di gioco lungo tutti i 48 minuti di gioco. E poi ci sono loro. L’amico del Gallo e gli ultimi arrivati.

Chi avrebbe scommesso che gli 1vs1 dei figli di Vittorio Gallinari e Melvin Booker durante gli intervalli dei match dell’Olimpia si sarebbero rivisti una ventina d’anni dopo sui parquet NBA? Conoscendo la grande considerazione che Devin Booker ha sempre posseduto nelle proprie abilità, noi una risposta ce l’avremmo. L’annata a Kentucky, dove il talento di Devin viene parzialmente oscurato dal sistema democratico di Calipari e dai vari Towns, Cauley Stein e Lyles, convince Phoenix a sceglierlo alla numero 13 del Draft 2015. Sin dagli esordi nella Lega, però, è chiaro a tutti di che razza di talento stiamo parlando. Obliando i 70 stampati al TD Garden nel marzo 2017, quello che ha sempre colpito di Devin è l’innata capacità di segnare. In qualsiasi modo. Contro qualsiasi difensore. In ogni momento della partita. Tanto elegante quanto mortifero, tanto sinuoso quanto letale. Eppure, l’etichetta di eterno incompiuto è ancora appiccicata sulla schiena del numero 1. Non gli è ancora valsa una chiamata all’All Star Game (per quanto possa valere, sempre un’ingiustizia rimane…). I roster disfunzionali che lo hanno visto come guida e realizzatore principale non gli hanno consentito di affrontare ancora una serie playoff, ma al quinto anno i tempi sono maturi. I numeri non differiscono particolarmente rispetto alle fenomenali stagioni passate. A mutare notevolmente sono gli occhi, la grinta, la concentrazione. C’è da giurare che ci sia dietro lo zampino di un trentaseienne considerato da anni sul viale del tramonto per via di acciacchi fisici. Come? Quinto giocatore nella storia a far registrare 500 partite con almeno 10 assist? Parola turna indrè.

Devin dopo il game winner in faccia a Paul George (fonte: League Aletrs)

CP3. Christopher Emmanuel Paul. Vecchio lupo di mare naufragato nel deserto dell’Arizona. Guida tecnica e spirituale ideale da affiancare al giovane Booker, in grado di alternarsi con lui nella gestione dei ritmi offensivi e suggerirgli letture difensive che possano compensare un’attitudine di certo non spiccata a voler scivolare quella volta in più. I Suns vanno al suo passo, certamente non più di primo pelo ma felpato e bilanciato. Il sistema di coach Williams esalta le sue infinite qualità di passatore e giocatore di isolamento, elementi che torneranno utili nella traversata delle oceaniche serie playoff. L’arrivo di Paul, insieme all’approdo di un difensore tostissimo come Jae Crowder e l’acquisizione di un glue guy di primissimo livello come Torrey Craig sul gong della Deadline, hanno innestato nel serbatoio dei Suns una miscela dall’efficienza energetica notevole. Alla gioventù e alla freschezza dei “soliti” Suns mancavano giusto esperienza e vissuto. Eccoli qui. I dubbi non sono ancora del tutto sciolti. Quanto questi Suns sono vicini al top? Quanto e se sono possibili ulteriori margini di miglioramento? Riusciranno ad elevare ulteriormente i propri giri da fine maggio in poi? La signora Greta Rogers sarà soddisfatta della gestione del minutaggio di Paul e Booker? La certezza, al momento, è una sola: a prescindere da small o big market, anche nel deserto, i germogli sembrano maturare rigogliosi. Hard work pays off. Always.

Massimiliano Bogni
Massimiliano Bogni
Hoosier. Bergamasco. Atalantino. Iscritto a Lettere Moderne in UniMi. A seconda del contesto, non necessariamente in quest'ordine. Sempre in attesa di recuperare da terra ogni briciolo di sport.

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