AURORA
Sceglierlo era inevitabile. Raramente si è visto, a livello di college, un ragazzo con quelle doti fisico-atletiche. Sembra la custodia di compagni e avversari. Non si può lasciarselo scappare. Puntualmente, i Suns rispondono all’appello: alla numero 1 del Draft 2018, Phoenix si assicura DeAndre Ayton, centro da Arizona. I dividendi, però, non sembrano ripagare la fiducia accordata al nativo delle Bahamas: Doncic, Young, Shai, JJJ impattano sulla Lega in maniera assai più convincente. Soft, deconcentrato, pigro in difesa e superficiale in attacco: DeAndre viene già etichettato come un Bennett qualunque. Per sua fortuna, la logica della dirigenza in ottica Draft si sta evolvendo di pari passo con gli investimenti e l’oculatezza della nuova ventata di rinnovamento. Non si ragiona tanto nell’immediato quanto in ottica futura. Non basandosi sui valori attuali, bensì sui margini di miglioramento. Ulteriore testimonianza sono la trade, avvenute sempre in sede di Draft, che hanno portato nel “Grand Canyon State” attuali componenti del roster Suns come Mikal Bridges, Dario Saric e Cameron Johnson. Sacrificare asset futuri per poter lavorare su giocatori grezzi che nascondono, sotto una patina opaca, riflessi luminosissimi. Si potrà obiettare, come sempre. Jalen Smith che fine ha fatto? Decima scelta, che delusione… Chiuso da Ayton, il prospetto da Maryland non ha saputo sfruttare il poco spazio concessogli nelle rotazioni da Williams. Bocciatura definitiva? Neanche per sogno, siamo ai Suns. Assegnato alla squadra affiliata in G League, Smith è stato riportato in prima squadra da inizio marzo. Ne risentiremo parlare, statene certi. Anche nel deserto, i germogli sembrano maturare rigogliosi.
Sei vittorie in fila. Quale miglior modo di approcciare un terribile back to back contro i primi e i terzi della Western Conference? La vittoria di stanotte, più sofferta del previsto, nella tana dei Rockets conferma l’ottimo stato di forma della banda di Monty Williams. Jazz e Clippers non fanno così paura. Che questo organico avesse del potenziale estremamente intrigante lo si era intuito già nel finale della scorsa stagione, ma nessuno avrebbe pensato che l’ambiente potesse bruciare così in fretta le tappe per arrivare, almeno in stagione regolare, ai livelli elitari che sta mantenendo da fine dicembre a questa parte. In seguito al mancato matrimonio sloveno Doncic-Kokoskov, nel maggio 2019 i Suns affidando la panchina per le partite nella bubble di Orlando a Montgomery Eli Williams, passato da capo allenatore a New Orleans e reduce da diverse esperienze come assistente. L’impatto, a livello di campo e di relazione con i giocatori, è detonante: Phoenix non riesce a raggiungere i Playoff 2020 nonostante sia l’unica squadra con record immacolato nella bolla. Lo scetticismo, però, regna ancora sovrano. Il core è ritenuto troppo acerbo, insufficiente per compiere da solo il decisivo salto di qualità. I risultati di fine stagione sono figli esclusivamente delle particolari condizioni in cui si è giocato. Finché Ayton non si dà una sveglia, sarà destinato a rimanere nel limbo dell’anonimato. Nell’oasi Suns, tuttavia, si è imparato a coltivare con pazienza e prudenza. Proteggendo dai raggi bollenti di mezzogiorno, coccolando durante le raffiche gelide di mezzanotte. Il record attuale recita 35 vittorie e 14 sconfitte, secondo migliore a Ovest. Come giustificare l’exploit?
L’NBA 2020-2021, vera annata con l’asterisco, ci sta regalando un livello di pallacanestro oggettivamente inferiore a quello cui siamo più abituati. Votato continuamente alla ricerca della giocata da top 10 piuttosto che alle evoluzioni tattiche e a sviluppi collettivi di gioco. Le stats di squadra parlano chiaro: Phoenix rappresenta una piacevolissima eccezione. La coralità e la compattezza del gruppo sono valori rintracciabili anche nelle dinamiche di gioco, toccasana per gli amanti di un basket lontano dall’esasperazione e dall’abuso del correre a tutti i costi per l’ansia di tirare. Se possibile in fretta, se possibile da lontano o da vicinissimo. La squadra di Williams si attesta tra le ultime della Lega per triple e tiri liberi di media, seppur mantenendo ottime percentuali di realizzazione. Solo 5 squadre hanno un Pace inferiore a Phoenix: con buona pace del passato d’antoniano, i Suns non sono costruiti per mantenere ritmi altissimi. Non è escluso che potrebbero trarne benefici enormi in postseason, dove si gioca notoriamente un basket più lento e ragionato. La difesa dei Soli è al massimo livello (5° per DefRtg), comparendo in fondo alla lista per stoppate e palle rubate: poco spettacolo, tanta solidità ed efficacia.
