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NBA Trade deadline: chi scende, chi sale e chi rimane nel mezzo

Abbiamo appena superato uno dei periodi più caldi del mercato, quello della trade deadline in NBA. Ufficialmente superata la data del 6 febbraio, adesso le squadre NBA possono fare solo movimenti per giocatori free agent.

La trade deadline di quest’anno è stata piuttosto intensa, con un paio di operazioni assolutamente clamorose, come quella che ha portato Luka Doncic ai Los Angeles Lakers.

A bocce ferme, ora, cerchiamo di capire chi ha fatto meglio, chi ha fatto peggio e chi, sostanzialmente, non è andato da nessuna parte. Let’s go:

Chi sale

Los Angeles Lakers:

Impossibile, ovviamente, non menzionare i Lakers tra le squadre che si sono riuscite a migliorare. Letteralemente dal nulla, Rob Pelinka è riuscito a portare a Los Angeles un top-5 della lega sacrificando una sola scelta futura.
Se anche me lo avessero detto qualche mese fa, non ci avrei mai creduto. Vero, i Lakers hanno perso Anthony Davis, ma se qualcuno ti chiama e ti dice che ti vuole dare Luka Doncic ed è anche disposto a non alzare troppo il prezzo, tu metti Anthony Davis sul primo aereo per il Texas.

Pelinka era poi riuscito a portare ad L.A. anche Mark Williams, centro degli Charlotte Hornets, che, soprattutto dal punto di vista offensivo, sarebbe stato un ottimo fit da affiancare a Doncic. La trade, però, è saltata a causa del fallimento delle visite mediche di Williams.
Che il giocatore degli Hornets avesse problemi fisici non era del tutto un mistero ma i Lakers avevano comunque scelto di correre il rischio, sacrificando il rookie Dalton Knecht e una prima scelta futura.
Col senno di poi, non credo sia una brutta notizia per i Lakers. Certo, nell’immediato i gialloviola rimangono scoperti nel ruolo di centro ma Williams aveva diversi punti interrogativi attorno a sè.
Aldilà dei problemi fisici, l’ex prodotto di Duke è ancora un enorme work in progress dal punto di vista difensivo e dubito che sarebbe mai potuto diventare un elemento davvero chiave per i Lakers.


Cleveland Cavaliers:

I Cavs sono la principale forza della Eastern Conference e con l’arrivo della deadline hanno deciso di rafforzarsi ancora di più con l’arrivo di De’Andre Hunter dagli Hawks.
L’ala piccola stava vivendo una stagione eccellente agli Hawks, viaggiando ad una media di 19 punti e 4 rimbalzi a partita, il tutto tirando con il 39% da 3 punti.

Non solo i Cavs hanno aggiunto un giocatore di buonissimo livello in grado di dare una grossa mano su entrambi i lati del campo ma avendo scaricato sia i contratti di LeVert che di Niang, la squadra è anche scesa al di sotto della luxury tax, almeno per questa stagione. Un’operazione davvero intelligente per Cleveland. Certo, il prezzo da pagare non è stato bassissimo, considerando che sono state sacrificate anche tre seconde scelte future e due pick swaps, ma per una squadra che ha una legittima chance di andare fino in fondo, era giusto provare ad andare all-in.


San Antonio Spurs:

Quando è diventato evidente che De’Aaron Fox volesse lasciare i Kings, i San Antonio Spurs non si sono fatti trovare impreparati. C’era la volontà di aggiungere un’altra stella vicino a Victor Wembanyama e il profilo di Fox è stato ritenuto come quello giusto.
Per quanto, personalmente, sono ancora un po’ dubbioso su quanto Fox possa essere l’uomo giusto vicino a Wembanyama, non c’è dubbio che gli Spurs abbiano fatto bene a fare questa trade.

Non hanno sacrificato nessun asset di livello davvero alto. Le scelte cedute sono tutte non di primissimo livello, la prima del 2025 degli Hornets era lottery protected, e si trasformerà in due seconde scelte l’anno prossimo, quindi rientra nella categoria delle “fake firsts”. San Antonio ha poi mandato la propria scelta del 2027, che se le cose andranno bene per gli Spurs, sarà quasi certamente una scelta a fine primo giro, e una scelta del 2031 che San Antonio aveva acquistato dai Timberwolves.
La franchigia texana ha ancora tantissima flessibilità per fare molte altre mosse, quindi questa trade sembra davvero essere una big win per loro.

Chi scende

Dallas Mavericks:

Sul serio, qualcuno ha capito cosa volesse fare Nico Harrison? Perchè ogni volta che ha provato a spiegare le ragioni della cessione di Doncic, la sensazione è che abbia cercato di risolvere un problema che non esisteva davvero. Doncic non aveva mai espresso la volontà di non firmare il supermax contract per il quale sarebbe stato eleggibile in estate e comunque era sotto contratto garantito anche la prossima stagione. Se temevi che il giocatore potesse avere dei dubbi, c’era ancora il tempo necessario per pensare a delle alternative.

Invece Harrison si è fatto prendere dal panico e ha impostato in fretta e furia una trade con i Lakers senza neanche esplorare altre opportunità. Ottenere una sola prima scelta dalla cessione di un giocatore del calibro di Doncic è davvero qualcosa di inspiegabile. Èvero che Dallas ottiene comunque Anthony Davis, uno dei migliori lunghi della lega, ma fa abbastanza sorridere il fatto che i Mavs avessero dubbi sulla tenuta a lungo termine di Doncic e abbiano deciso di puntare su un giocatore come Davis, più vecchio dello sloveno e che negli ultimi anni ha giocato anche meno partite.

Non contento, Harrison ha poi deciso di spedire Quentin Grimes, che stava facendo una buonissima stagione, a Philadelphia insieme ad una seconda scelta in cambio di Caleb Martin. Il contratto di Martin è più lungo e quindi garantisce maggiore controllo sul lungo termine ma il giocatore sta avendo moltissimi problemi fisici, tanto che dopo le visite mediche i Sixers hanno dovuto aggiungere una seconda scelta allo scambio per tranquillizzare Dallas. Anche in questo caso Harrison ha voluto risolvere nell’immediato un problema che si sarebbe potuto presentare quest’estate, nel caso in cui il prezzo di Grimes, che sarà restricted free agent, fosse salito tropo. Davvero tanti punti interrogativi sull’operato di Harrison.

Chicago Bulls:

I Bulls hanno ceduto Zach LaVine, quello che era il loro miglior giocatore, e sostanzialmente non hanno ottenuto niente di particolarmente rilevante in cambio. Hanno riconquistato la loro prima scelta del 2025 ma quella scelta era protetta in top-8 e quindi ai Bulls sarebbe bastato tankare come si deve per mantenerla. Ma visto che i Bulls sono in corsa per un posto al play-in, c’era il rischio concreto di perdere la scelta ai danni degli Spurs.

La cessione di Zach LaVine comporta un risparmio salariale ma neanche così importante. Dei giocatori arrivati, infatti, solo Tre Jones è in scadenza di contratto, mentre Kevin Heurter e Zach Collins hanno contratto anche per la prossima stagione e guadagneranno circa 18 milioni di dollari a testa, senza aggiungere nulla di rilevante dal punto di vista tecnico. Nikola Vucevic, che è sotto contratto per più di 20 milioni anche per la prossima stagione, alla fine non è stato ceduto. Anche questa è una scelta che lascia quantomeno perplessi.

Milwaukee Bucks:

È vero che a causa degli infortuni Khris Middleton non era più lo stesso giocatore che era stato fondamentale nella vittoria del titolo NBA ma l’epilogo della sua esperienza ai Bucks mette comunque una certa tristezza. Vederlo finire agli Wizards, una delle franchigie più “scassate” della lega, per ottenere in cambio Kyle Kuzma, uno dei giocatori più umorali e inconsistenti di tutta la NBA non lascia presagire niente di particolarmente buono per il futuro dei Milwaukee Bucks. È vero che Kuzma ha un contratto più lungo e un po’ più leggero rispetto a quello di Middleton, ma l’idea che l’ex Lakers, a quasi 30 anni, si possa trasformare in un tipo di giocare davvero utile per i Bucks sembra quantomeno difficile.

Chi è rimasto nel limbo

Golden State Warriors:

Era giusto dare a Steph Curry una ragione per continuare ad avere ambizioni anche nella fase finale della sua carriera ma con la trade per Jimmy Butler gli Warriors non si sono trasformati in una contender dall’oggi al domani. Nonostante l’arrivo di Butler, infatti, gli Warriors continuano a non avere abbastanza per essere una squadra davvero in grado di contendere per il titolo. Butler ha già 35 anni compiuti e nelle prossime due stagioni andrà a guadagnare più di 50 milioni di dollari all’anno, lasciando quindi la situazione salariale abbastanza bloccata anche per il prossimo futuro.

Toronto Raptors:

I Raptors, fino ad ora, sono state tra le squadre peggiori della lega a livello di rendimento. Ma anzichè continuare nell’operazione di rebuilding in modo convinto, a Toronto si è deciso di puntare su Brandon Ingram via trade. Per certi versi, è una mossa comprensibile: Toronto non è mai stata una destinazione attraente free-agent e le uniche volte in cui Raptors sono stati in grado di portare in Canada una superstar o borderline-superstar è stato attraverso delle trade. Il costo di Ingram non è stato particolarmente alto, visto che il giocatore è in scadenza di contratto. Il fit di Ingram con il resto del roster, però, sembra essere molto più sospetto. L’ex Pelicans è un giocatore che ha bisogno di tenere tanto la palla in mano e che occupa zone di campo molto simili a quelle già occupate da RJ Barrett e Scottie Barnes. In estate saranno pronti a pagare tanto un giocatore così simile ad altri già presenti?

Sacramento Kings:

Con la cessione di Fox e l’arrivo di LaVine i Kings si sono sostanzialmente trasformati nei Chicago Bulls.
La franchigia californiana spera di avere maggiore fortuna nell’accoppiamento LaVine-DeRozan rispetto a quella avuta dai Bulls ma è francamente difficile pensare che un trio formato da LaVine, DeRozan e Sabonis possa portare particolarmente lontano Sacramento nel prossimo futuro. La cessione di Fox, inoltre, non ha portato granchè a livello di asset futuri. La prima di Charlotte del 2025 è una fake first e si trasformerà in due seconde, la prima scelta degli Spurs del 2027 sarà, con ogni probabilità, una scelta a fine primo giro. L’unico asset con potenziale potrebbe essere la prima dei TWolves del 2031. Bene ma non benissimo.

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