
Niccolò Mannion parla da Phoenix, Arizona, dove il 31 luglio sposerà la sua compagna Olivia. Ma la testa è già a Roma. La città di sua madre Gaia, della nonna Patrizia, dei campetti estivi a Ostia dove da bambino sentiva urlarsi dietro: «A roscio, passa sta palla!» Quella stessa città lo aspetta adesso da protagonista, con la maglia del Basketball Club Roma SPQR.
La scelta del club è arrivata dopo un confronto diretto con Donnie Nelson e Luka Doncic. Un progetto nuovo, da costruire partendo da zero, in una piazza che ha già una sua tradizione cestistica. Mannion ne ha parlato in un’intervista a Il Corriere dello Sport:
«Essendo una nuova realtà sappiamo che dovremo farci conoscere, amare. In città ci sarà la concorrenza dell’altro club di Serie A e poi c’è la Virtus Roma, che ha una storia e una grande base di tifosi. Dovremo avere un po’ di pazienza, è un momento di crescita per tutti noi. Siamo come dei pionieri, i primi. L’obiettivo è arrivare più in alto possibile.»
Il sogno NBA Europe e il ritorno alle radici
Mannion guarda anche oltre il campionato italiano. L’arrivo della NBA Europe è un tema che lo entusiasma apertamente:
«Sarà un momento importante per il mondo del basket e tutto avrà un peso diverso. Secondo me l’arrivo della NBA Europe sarà un colpo eccezionale, un gran progetto in tutto il continente.»
Il suo debutto in NBA, il 4 gennaio 2021, resta uno dei ricordi più nitidi: «Ogni bambino che prende in mano un pallone si vede un giorno in NBA», dice, e quella giornata — come quella della chiamata al Draft — è qualcosa che non dimenticherà. Le esperienze successive, tra Varese e Milano, lo hanno formato anche quando le cose non sono andate come sperava. A Bologna, però, ha dovuto affrontare qualcosa di molto più pesante di una sconfitta:
«Un atleta mette in preventivo un infortunio sportivo. Una caviglia, un dito. Ma allora, alla Virtus mi sono ritrovato a combattere contro un avversario infido: una malattia intestinale da cui non guarivo. Non riuscivo a salire le scale di casa, non riuscivo a dormire. mi chiedevo quale sarebbe stato il mio futuro, se avessi continuato a giocare. la guarigione è stata lenta, mi hanno aiutato mamma e papà. quando sono tornato in campo ad allenarmi, ho fatto un sottomano e la palla non è arrivata nemmeno al ferro. Ho avuto la forza di vivere il presente, lottare ogni giorno, guarire. E ora eccomi qui.»
Olivia, i cagnolini e le penne all’arrabbiata
Dopo il matrimonio del 31 luglio, Mannion e Olivia arriveranno in Italia insieme ai loro due cagnolini. Il corteggiamento, racconta lui con una punta d’orgoglio, è avvenuto sui social: «Ho sangue italiano, mica posso tradire le mie radici», scherza. Sua madre Gaia ha già provveduto a trasmettere qualcosa di fondamentale alla futura nuora: Olivia se la cava con le penne all’arrabbiata e gli spaghetti con le vongole.
In Nazionale, Mannion dice di sentirsi libero di esprimersi senza snaturare il proprio gioco. A Wimbledon, intanto, tiferà Sinner nella semifinale contro Djokovic. I due si erano incrociati anni fa per un progetto pubblicitario legato a un formaggio, poi mai realizzato: «È un campione con la C maiuscola», dice. E chissà che qualche appassionato di tennis non finisca per riempire anche gli spalti del basket, parrucca rossa in testa.