I limiti della gestione attuale
In questa stagione, Milano ha provato a cambiare la tendenza delle precedenti due stagioni. Un roster un po’ più giovane e atletico rispetto al recente passato, meno focalizzato sulla parte difensiva e più orientato a dare maggiore imprevedibilità offensiva.
L’innesto di Nico Mannion all’inizio della stagione è stato in grado di dare un discreto boost sotto questo aspetto, portando Messina a mettere da parte i suoi dubbi sulla tenuta difensiva dell’ex giocatore della Virtus Bologna.
Dover gestire un gruppo più giovane, però, e meno incline a determinati crismi della filosofia Messina non è stato semplice per l’esperto coach italiano.
Alcuni dei giocatori che sono arrivati la scorsa estate con l’idea di fare un salto di qualità hanno faticato ad imporsi, uno su tutti Neno Dimitrijevic.
Il giocatore della Nord Macedonia, arrivato dopo due ottime annate in VTB League, avrebbe dovuto portare talento offensivo, capacità di attaccare dal palleggio e creatività.
Raramente, però, questi elementi si sono visti con continuità. Il giocatore, piuttosto presto, è finito ai margini delle rotazioni di coach Messina, colpevole di forzature eccessive in attacco e di molte distrazioni nella metà campo difensiva.
Anche caratterialmente, il giocatore ex UNICS non sembra essere un profilo in grado di reggere l’esigenza di un allenatore del calibro di Messina.
Particolare anche la situazione di Armoni Brooks. Arrivato nella off-season per portare pericolosità sul perimetro, il giocatore americano ha avuto più spazio e più fiducia in campionato, dove i suoi numeri sono di primissimo livello: 15 punti e 4.4 rimbalzi a partita con quasi il 50% da 3 punti e una media di 22 minuti a partita.
Nella massima competizione europea, invece, l’utilizzo del giocatore ex Houston Rockets è stato molto più scostante a livello di minutaggio.
Nonostante Brooks abbia giocato in quesi tutte le partite di EuroLeague, il suo minutaggio è stato spesso vittima di alti e bassi. Sono state diverse, infatti, le gare in cui Brooks ha giocato meno di 10 minuti.
Nelle rotazioni di EuroLeague, infatti, Messina ha cercato di dare maggiore fiducia ad un veteranissimo come Causeur.
La differenza nei numeri di Brooks tra campionato e EuroLeague è evidente: 22 minuti a partita in LBA contro i quasi 15 di EuroLeague, 15 punti a partita in campionato contro i 7.3 di EuroLeague.
Un’altra “scommessa” era stata quella relativa alla firma di David McCormack, lungo americano che veniva da una buona stagione in Turchia tra Darussafaka e Galatasaray.
Il giocatore, però, a Milano è durato pochissimo, giocando solo 10 partite tra campionato e EuroLeague.
McCormack si è poi spostato all’ALBA Berlino, dove è riuscito a trovare un minutaggio maggiore, quasi 20 minuti a partita, con una media di 10.4 punti e 5.7 rimbalzi a partita in EuroLeague.
Visto che anche nella scorsa stagione si era venuta a creare una situazione simile con un altro “prospetto” come Ismael Kamagate, poi finito in prestito a Derthona, dove si trova tuttora, non sarebbe forse il caso di iniziare a pensare che l’attuale gestione tecnica abbia bisogno di giocatori già “fatti e finiti”?
Coach Messina ha lavorato, e bene, in passato, con giocatori giovani e da sviluppare ma nel frattempo sono passati molti anni e l’attuale versione dell’allenatore italiano, con ogni probabilità, non ha più nè la pazienza nè l’elasticità per gestire i sali e scendi di giocatori che, a questo livello, devono ancora crescere e dimostrare di poterci stare pienamente.
Certo, soprattutto nelle dinamiche di EuroLeague attuali, un roster fatto esclusivamente di giocatori “già pronti” ha dei costi estremamente onerosi e bisognerebbe, comunque, trovare un bilanciamento tra le esigenze economico/finanziarie e quelle di rinnovamento del roster.
Ma in una competizione come l’attuale versione dell’EuroLega, estremamente lunga e dispendiosa in termini di energie, perdere diversi giocatori “per strada”, alla lunga, può diventare un problema non indifferente.
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