La notizia di ieri sera ha destabilizzato, forse anche in modo ingiustificato, il mercato dell’Olimpia Milano. Come riportato da Mundo Deportivo e come abbiamo potuto confermare sia noi con le nostre fonti, sia Sportando in primis ieri sera, che altre testate europee come SDNA, Bryant Dunston sembra molto vicino a essere un giocatore dell’Olimpia Milano per la prossima stagione.
Una notizia che possiamo definire marginale per inquadrare e valutare il mercato dell’Olimpia Milano, ha comunque suscitato molte domande tra i tifosi. Perché Dunston? Non ci si fida di Totè? Allora Nebo non è davvero guarito? Cosa serve?
Tutto questo mi sembra una overreaction che però va analizzata. È una mossa che ha molti pro, ma solleva alcune domande. Come consuetudine si parte dalle notizie cattive: qual è la necessità con una batteria di lunghi con LeDay, Nebo, Booker, Diop e Totè (se così sarà) andare a prendere una polizza assicurativa come Dunston? Giusto per avere un veterano in spogliatoio posticcio? Compiere un acquisto del genere a roster fatto, ovviamente, fa dubitare sulle condizioni di Nebo. Non sarà così e Josh sarà sano come un pesce -lo vedremo- ma l’associazione di idee è facile, quasi banale, ma anche umana da pensare dopo una stagione così sfortunata dell’ex Maccabi e un infortunio così particolare e difficile.
Un altro lato negativo è dover cercare per forza un veterano, anzi veteranissimo, da dover inserire nel roster quasi come polizza sicurezza sullo spogliatoio. Mi sembra una necessità che Messina avverta. E se hai Kyle Hines a roster è ottimo, ma serve a poco andare a cercarlo per forza tanto per dire di averlo.
Passiamo ai lati positivi. Ma non è che si stia andando in overthinking? Perché dovrebbe avere un’accezione negativa la firma di un giocatore di comprovata esperienza, di grandissimo atteggiamento, di ottimo approccio e una presenza positiva in spogliatoio soprattutto con la presenza di lunghi che si devono formare come Diop e Totè? Non è un giocatore che chiederà mai palloni, se viene a Milano sa di non dover chiedere minuti in massa, ma è sufficientemente intelligente da capire che in una stagione così lunga, sicuramente il Dunston moment arriverà e allora si dirà: “Che bello avere un quarto-quinto lungo di questa caratura”.
Nel concreto Dunston non può portarti alcun tipo di problema a livello di chimica, di minuti e di responsabilità, ma può darti tanto a livello di esempio, leadership silenziosa e capacità di gestire, interpretare i momenti della stagione e aiutare anche i giovani.
Il tifoso, comprensibilmente, tende a farsi molte domande, si fatica a capire la necessità di una mossa del genere con questo roster, ma messo da parte questo, quali quali sarebbero i possibili aspetti negativi della firma di Dunston? Ben pochi e allora se è un lusso che ci si può permettere, perché vergognarsi di farlo? Certo, la logica dell’usato sicuro -o sicurissimo- è ritornata prepotentemente a impossessarsi dell’Olimpia e possiamo dire che il lancio della “linea verde” sia miseramente fallito, forse anche prima di cominciare.





