In Eurolega l’Olimpia non è competitiva, pur con un budget di tutto rispetto e di grande rilievo. Diciamo che il budget delle top è fuori scala, però dietro alle top ci sei nei conti, ma non hai mai dimostrato di esserci sul campo. Questo va buttato a mare, assieme a magari qualche certezza troppo ancorata al passato che non permette la crescita. Non sono tanti i giocatori cresciuti che si sono iscritti nell’olimpo europeo per i miglioramenti fatti, anzi molti sono finiti nel buco nero. C’è anche chi doveva diventare il leader assoluto della squadra e non ha mai dimostrato di esserlo sia nei miglioramenti puramente cestistici che in quelli emotivi. E allora un po’ di cose vanno buttate a mare, bisogna avere il coraggio e l’onestà di farlo, analizzando la realtà, assumendosene le responsabilità e facendo sì che gli errori non diventino ripetizioni o alibi e portino a un miglioramento. Miglioramento che, in questi anni, francamente non si è visto. Parliamo di campo e solo di campo perché le premesse valide rimangono.
Se non si cambia punto di vista sarà difficile cambiare il corso delle cose e, se è vero che all’Olimpia Milano non si guarda sempre e solo il risultato di oggi (il che è una nota di merito in questo mondo), non si può neanche non guardare totalmente ai risultati sportivi. Se sei una società che fa sport e compete per vincere con forti investimenti. Qualcuno diceva che i cicli brevi delle squadre oggi durano tre anni e quelli lunghi cinque. La storia recente ci dice questo e se Bartzokas e Ataman non vinceranno l’Eurolega l’anno prossimo saranno praticamente alla porta. E se anche coach così vincenti hanno una forte pressione su di loro…





