L’Olimpia Milano ha salutato la stagione dopo la seconda sconfitta consecutiva tra le mura amiche al cospetto di una Virtus che ha dato una lezione su come lo spirito di sacrificio e la voglia possano sopperire alle assenze, tema ormai troppo utilizzato per giustificare annate intere non completamente soddisfacenti. Questa invece è stata fallimentare sotto ogni punto di vista e “le due finali giocate” non possono che essere uno specchietto per le allodole di una squadra che, ogni singola volta in questa stagione, ha dovuto mostrare l’identità e il sacrificio, si è spenta miseramente e fragorosamente.
La finale di coppa Italia dopo aver dominato la Virtus nei quarti e la sberla subita da Trento, ogni singolo momento della stagione di Eurolega dove si dovesse concretizzare il grande sforzo dopo la rimonta e questo mesto epilogo di stagione in Legabasket, sono i tre esempi perfetti. Dopo la conquista del fattore campo con una bella vittoria a Bologna, dando l’impressione di essere superiore a un avversario menomato, c’è stata e la pochezza di due partite casalinghe che hanno dato il giusto epilogo a una stagione nefasta.

“Poi se dobbiamo buttare a mare tre scudetti in fila e tutto quello fatto lo facciamo”, queste le parole di Ettore Messina dopo la partita finale della stagione. Forse è necessario capire che un bel po’ di cose a mare vanno buttate. Vincere non è mai scontato e farlo per tre anni di fila in patria è un risultato da tenere in considerazione, anche essendo sempre la favorita e quella con più disponibilità economiche. L’avversario in questi anni c’è stato, ma è stato battuto. Buttare a mare gli scudetti non ha mai senso e sarebbe ingiusto. Buttare a mare tutta la reputazione che è stata creata in questi anni non avrebbe senso, perché da quando è arrivato coach Messina sono passati dal Duomo giocatori come Rodriguez, Hines, Mirotic, Causeur ed è tornato Melli. Parliamo del gotha della storia di Eurolega. Non può essere disconosciuta la reputazione e la qualità del lavoro fatto fuori dal campo sia da Messina che dalla dirigenza. Milano è un posto dove i top vogliono venire a giocare, anche se il campo dice che non si lotti per vincere l’Eurolega ogni anno. Guardiamo cosa sta succedendo nelle giovanili con il dominio di questa squadra e la generazione di diversi talenti potenzialmente generazionali che stanno facendo girare diverse teste. Questo è un bene più prezioso di quello che possiamo pensare, soprattutto se ci fermiamo al tifo per la prima squadra. È un tesoro che rimane, rimarrà e di cui va preservato il valore.
Ma non possiamo ignorare quello che è successo in campo in questi anni. Non è sensato chiudere gli occhi davanti a costruzioni di roster che non hanno seguito le esigenze del basket moderno, errori e ritardi nell’apporre dei correttivi. I tanti infortuni sono diventati molto spesso un alibi per mascherare sconfitte che avevano radici affondate in posti diversi. È impossibile ignorare scelte di gestione discutibili come il lasciare (o accompagnare) alla porta due giocatori come Devon Hall (sapientemente scovato nel sottobosco) e Nicolò Melli che sono stati la chiave per tenere insieme lo spogliatoio e permettere al Fenerbahce di vincere l’Eurolega. E non è una sensazione, è la testimonianza di chi ci ha lavorato assieme per un anno.
L’endemica mancanza di alcuni profili chiave per giocare a un buon livello di Eurolega e una qualità di pallacanestro che quest’anno è stata perlopiù tragica per gran parte della stagione. A volte si vince e a volte si perde, anche da favoriti, fa parte dello sport e lo sappiamo. Però, come nelle sconfitte non si debba dire che va tutto male, nemmeno nelle vittorie si deve dire che va tutto bene, sebbene fosse quasi sacrilego parlare degli inciampi negli altri ambiti quando le vittorie in patria c’erano.
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Simone, hai pienamente ragione e, se il controllore non fosse stato lo stesso il controllato, quest’ultimo sarebbe alla porta da un pezzo. Ho letto che la proprietà è “infastidita” come se il fastidio derivasse da una mosca o dalla pasta al sugo troppo salata: la soluzione è #messinavàttene. Punto