L’Openjobmetis si prende il derby all’Allianz Cloud con una vittoria che va ben oltre il punteggio finale. Varese vince di anima e intensità, ribaltando Milano con un parziale clamoroso e dimostrando che la “rivoluzione kastritiana” non è più solo un’idea, ma una realtà che prende forma partita dopo partita. Di seguito, l’analisi di Giuseppe Scascia per La Prealpina.
La squadra di Ioannis Kastritis espugna il campo della miglior difesa del campionato con un devastante parziale di 45-23, cancellando il -12 e cambiando completamente l’inerzia del match. Una vittoria figlia al cento per cento dei principi del nuovo corso: cambi difensivi continui, energia costante e una rotazione accorciata che dopo l’intervallo esalta sette uomini capaci di mantenere altissimo il livello di aggressività.
Varese capisce presto che l’unico modo per non soccombere alla fisicità dell’EA7 è alzare il ritmo, attaccando i creatori di gioco avversari e trasformando ogni recupero in transizione. Così l’OJM mette in difficoltà Milano, che nel finale torna a essere priva di benzina e idee, mentre i quasi 500 tifosi varesini sugli spalti diventano parte integrante del successo.
L’analisi:
La partita non è perfetta, soprattutto nel primo tempo: 11 palle perse nei primi 20 minuti raccontano un’OJM ancora intermittente. Le 21 palle perse complessive – 13 nel secondo tempo, molte forzate dalla difesa varesina – diventano una lama a doppio taglio per Milano, che concede punti facili in sovrannumero e fatica a reggere l’urto contro l’intensità biancorossa. Non solo infrazioni, ma anche tante rubate trasformate in canestri rapidi, decisivi per spezzare la resistenza dell’Olimpia.
Il protagonista: Tazè Moore
Ancora una volta, Tazè Moore è il volto di questa Varese. Alla “Scala” del basket italiano, il mancino conferma la sua poliedricità: difesa, rimbalzi, letture e leadership emotiva. Tra braccia infinite e gambe sempre fresche, Moore è l’anima della squadra nelle rotazioni difensive e il vero barometro del rendimento dell’OJM, oltre a restare il riferimento offensivo nei momenti chiave.
In prospettiva
La vittoria di Milano certifica che la Varese 2.0 è lontanissima dalla versione 1.0 vista a inizio stagione, quella del pesante -33 dell’andata. Dalla peggior prestazione alla migliore dell’anno, il salto è evidente: più energia da Iroegbu, più solidità da Renfro e Stewart, ma soprattutto il lavoro quotidiano di Kastritis, che ha dato alla squadra un’identità difensiva chiara e condivisa.
Non è ancora una squadra continua per 40 minuti, e le partite dei biancorossi restano spesso aperte fino all’ultimo possesso. Ma quando l’OJM accende il turbo in difesa, può mettere in crisi chiunque, anche una corazzata come Milano.
«Se siamo noi stessi, possiamo competere su qualsiasi campo»: Kastritis lo ripete da mesi. A Milano, Varese lo ha dimostrato con i fatti.
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