- Lessort è lungo sì iperdinamico ma decisamente non da post-up: la difesa in drop di Cacok è perfetta per non permettere una ricezione sopra il ferro dell’ex Partizan e, sul P&R laterale, lasciare aperta la tasca per una ricezione statica e sfruttare la limitata capacità di crearsi un tiro dal palleggio del francese.
- Non solo per Cordinier: il doppio reject sull’Iverson funziona bene anche col primo passo di Jaleen Smith. Se la Virtus è a -4 in apertura di 2Q lo si deve in gran parte a tiri aperti da 3 costruiti bene, da prendere sempre e comunque, ma semplicemente non entrati.
- Con Lundberg in campo la concentrazione della difesa dei Greens è inevitabilmente dedicata alla creazione dal palleggio del danese invece di occuparsi in primo luogo del playmaking di Shengelia. La situazione ha pro e contro anche per la Virtus: una squadra costruita attorno a un 4 che, per diversi possessi, ha una combo guard “inaspettatamente” fulcro dell’attacco e delle attenzioni della difesa avversaria. Notare come il Pana si disinteressi di Toko sul perimetro limita allo stesso tempo Shengelia e il resto della Virtus, dove i difetti dell’uno limitano i pregi dell’altro. Risposta delle Vu Nere? Toko in situazioni di handoff e roll, più tagliante e meno palleggiatore.
- Solo belle notizie per una Virtus dalle percentuali tutt’altro che paradisiache ma sotto solo di 3 a meno di 2′ dall’intervallo lungo? No: la gestione dei rimbalzi difensivi era oggetto di timori già prima della palla a due, ma il Panathinaikos sta riuscendo comunque a generare possessi extra grazie a una posizione collettiva migliore dopo i propri tiri. La scelta di Banchi è comprensibile: non caricarsi di falli rischiando di aumentare l’intensità di contatti sia nelle rotazioni che nei tag sui rollanti e mantenere difese il più legali possibile, pena la mancanza di quel pizzico di fisicità che una mancanza di taglia nei singoli mismatch creati richiederebbe. Balcerowski e Mitoglou in particolare, poi, hanno anche la stazza per trasformare subito il rimbalzo in tap in, garantendo punti “facili” alla squadra di Ataman. Che correttivi per Banchi nell’intervallo?
- Il timing per la stoppata di Bryant Dunston, una delle 7 meraviglie della pallacanestro europea contemporanea. Il rilascio di Belinelli da 3, un’altra delle stesse 7. Anche in una serata dove i box out e i bump non sono così consistenti, la Virtus trova risorse pe rimanere competitiva nella partita.
- Rispetto alle 5 gare precedenti, Dinos Mitoglou ha completamente eliminato dalla propria dieta di tiri le triple dagli angoli in favore di conclusioni da 3 dall’ala: staccarsi dal greco per aiutare sul roll all’altezza del tiro libero è deleterio, e così si evita la presenza su lato debole di una iuto profondo.
- Con Mitoglou a tentare l’anticipo sull’entry pass e Balcerwoski pronto a raddoppiare a centro area, il Panathinaikos riesce a trasformare il gioco in post di Shengelia in una pallacanestro sul quarto di campo invece che sulla metà campo. Niente lato debole, solo blocchi lontano dalla palla e/o hand off di Toko sullo stesso lato dove il georgiano palleggia.
- “Bravo Toko! Bravo Toko!”: il labiale di Banchi dopo il rientro difensivo sul primo vantaggio della gara per la Virtus dopo i possessi iniziali (52-54, 5’04” 3Q) è l’espressione di un coach che sta vedendo ribaltate le caratteristiche delle squadre rispetto al primo tempo. Ora a recuperare rimbalzi offensivi e procurarsi triple aperte dagli scarichi immediati, dalla difesa ancora mossa dalla ricerca della carambola, è la Virtus e non più il Panathinaikos. Prima erano Mitoglou e Balcerowski, ora sono Shengelia e Dunston. Chi la fa l’aspetti.
- No lato debole sul post? Pazienza, riaprire, ricevere fronte a canestro e trasformare lo stesso 1vs1 di prima in un duello individuale più congeniale: Toko Shengelia e la capacità di leggere lo spazio attorno a sé.





