Non è solo una vittoria, è un’epifania cestistica. A dodici mesi esatti dal trionfo con l’Aquila Basket, Paolo Galbiati scrive una delle pagine più incredibili della pallacanestro europea moderna. Il suo Baskonia ha sollevato la Copa del Rey alla Roig Arena di Valencia, interrompendo un digiuno che per il club di Vitoria durava da ben 17 anni. Un’impresa che assume i contorni del mito se si considera il percorso: i baschi hanno dovuto abbattere, uno dopo l’altro, i colossi del Barcellona e del Real Madrid.
La caduta dei giganti: Barcellona e Real Madrid al tappeto
Il cammino verso il titolo è stato un crescendo rossiniano. Dopo aver superato Tenerife ai quarti, la squadra di Galbiati ha mostrato i muscoli in semifinale contro il Barcellona, imponendosi per $70-67$. Ma è stata la finalissima contro il Real Madrid di Sergio Scariolo a consacrare il tecnico brianzolo. Nonostante i blancos guidassero la classifica di campionato con un netto vantaggio, il Baskonia ha ribaltato ogni pronostico con un ultimo quarto leggendario da 33-17, chiudendo il match sul punteggio di 100-88.
Trent Forrest MVP e il fattore Howard
Il successo porta la firma indelebile di Trent Forrest, eletto MVP della finale con una prestazione da 22 punti, e del solito, letale Markus Howard. I due sono stati i terminali offensivi di un sistema corale perfetto, capace di piazzare il parziale decisivo di $5-0$ nell’ultimo minuto di gioco, proprio quando il Real cercava la rimonta disperata. Galbiati è riuscito a costruire una mentalità d’acciaio in un gruppo che, solo fino a due anni fa, faticava persino a qualificarsi per le Final Eight.
Paolo Galbiati lo “specialista”: terza coppa in tre piazze diverse
Con questo trofeo, la bacheca di Paolo Galbiati si arricchisce della terza coppa nazionale in carriera, dopo i successi con Torino (2018) e Trento (2025). Nonostante l’etichetta di “specialista”, il tecnico mantiene il profilo basso: «Ogni successo ha una storia a sé, voglio solo godermi questo momento con i tifosi che ci hanno trascinato». Per il basket italiano, si tratta dell’ennesima conferma di una scuola di allenatori che continua a dettare legge anche nei campionati più competitivi del continente.
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