L’edizione numero 50 della Coppa Italia va in archivio con numeri da record e un protagonista assoluto in panchina: Peppe Poeta. Il tecnico dell’EA7 Emporio Armani Milano ha guidato i biancorossi alla conquista del trofeo in quella Torino che, per sua stessa ammissione, rappresenta il punto di svolta della sua intera carriera. «È una sensazione magnifica svegliarsi riassaporando la vittoria», ha dichiarato a Tuttosport l’allenatore il giorno dopo il trionfo, sottolineando come il legame con il capoluogo piemontese sia ormai indissolubile.
Dall’Auxilium al primo titolo da Head Coach
Il destino di Poeta sembra incrociarsi costantemente con Torino. Proprio qui, nel 2018, aveva alzato il suo unico trofeo da giocatore con la maglia dell’Auxilium. A distanza di anni, il cerchio si chiude con il primo titolo da capo allenatore, arrivato dopo una cavalcata trionfale culminata nella finale seguita da quasi 13.000 spettatori. «Torino per me è fondamentale», spiega Poeta, ricordando però anche i momenti amari, come la delusione del pre-olimpico 2016 con la Nazionale.
L’amicizia con Galbiati e il trionfo incrociato
Un dettaglio che rende questo successo ancora più speciale è il legame con Paolo Galbiati. Mentre Poeta festeggiava a Torino, il suo amico ed ex allenatore conquistava la Copa del Rey in Spagna con il Baskonia. «Che gioia esultare insieme a Galbiati», ha commentato Poeta, ricordando come i due siano legati dalle esperienze vissute insieme proprio a Torino e Cremona. Una domenica storica per il basket italiano, che vede due tecnici emergenti trionfare contemporaneamente nelle due coppe nazionali più prestigiose d’Europa.
Il nuovo corso dell’Olimpia Milano
Chiamato a sostituire Ettore Messina lo scorso novembre, Peppe Poeta ha saputo trasformare l’Olimpia in tempi record. Nonostante fosse alla sua prima vera esperienza da head coach — dopo la parentesi a Brescia dello scorso anno — ha dimostrato una maturità tattica e gestionale fuori dal comune. La vittoria in Coppa Italia non è solo un trofeo in bacheca, ma la conferma che il progetto tecnico milanese ha trovato una guida solida e ambiziosa, capace di gestire le pressioni di una piazza così esigente.
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