Simone Fontecchio oggi è uno dei fari del nostro basket. Ha saputo ritagliarsi il suo spazio in NBA, ha guidato la nazionale e nella prossima stagione ci attendiamo grandi cose da lui, seppur in una squadra con poche ambizioni. Ma com’era a inizio carriera? Era preventivabile per lui un percorso simile? Ne abbiamo parlato con Luca Bechi che lo ha allenato ai tempi della Virtus Bologna e ce ne ha parlato per esperienza personale.
Queste le sue parole:
Alla Virtus hai avuto la possibilità di allenare un giovanissimo Simone Fontecchio. Com’era a quel tempo? Pensavi potesse arrivare dove è oggi, oppure è stato un pochino una sorpresa? Non per demeriti suoi, ma anzi per meriti, per il lavoro che ci ha messo dentro.
Allora vorrei fare una piccola premessa nel senso che le sliding doors si espandono anche all’anno dopo perché quando io arrivai la Virtus Bologna era reduce da dieci sconfitte consecutive e proprio contro Biella aveva appena perso e si stava giocando la salvezza per il mantenimento della categoria. Quindi ovviamente per la Virtus Bologna sarebbe stato clamoroso retrocedere. Lì purtroppo per Biella e bene per noi è successo di nuovo il contrario di quello che era successo l’anno prima o due anni prima perché la Virtus Bologna ci salviamo e invece mi sembra che fu proprio l’anno del 2013 che Biella purtroppo retrocesse e da lì non è più stata risalita.
Detto questo Simone Fontecchio era un ragazzo già grandicello perché aveva 19 anni, Simone è del 1995 quindi più o meno 18-19 anni. Mi ricordo che il suo percorso in quel periodo fu interrotto perché durante una partita a Juniors, perché ancora faceva la campionata di Juniores, si ruppe una mano. Quindi fu un metacarpo, fu una cosa un po’ complicata per lui, però le potenzialità si intravedevano.
Un giocatore di un atletismo, di un’agilità, di un talento e soprattutto di una mentalità importante. Poi immaginare che sarebbe arrivato nell’NBA a giocare con i professionisti americani era veramente difficile, però devo dire che i numeri li aveva e secondo me in questo traguardo che Simone ha raggiunto c’è tanto del suo, tanto della sua abnegazione e tanto della sua determinazione, perché pur avendo queste sue skills notevoli, secondo me la sua testa è quella che ha fatto davvero la differenza per portarlo a questi livelli.
