ATTACCO
Rayjon Tucker è un giocatore che dà il meglio di sé quando può attaccare sprigionando tutta la sua potenza. Dotato di un fisico compatto e massiccio (1,91 m per 96 kg), possiede gambe esplosive, sia in orizzontale che in verticale. La sua capacità di arrivare al ferro assorbendo i contatti e guadagnando numerosi tiri liberi è notevole: settimo ha guadagnato tiri liberi nel 22,9% dei possessi conclusi, 5.5 a incontro, il dato più alto tra gli esterni e il settimo in assoluto tra i giocatori con almeno cento possessi conclusi
Questo fa di lui un’arma letale in contropiede: se riesce a prendere velocità palla in mano diventa quasi inarrestabile. Unico giocatore del campionato italiano, insieme a Charlie Moore di Pistoia, con oltre cento possessi finiti in transizione. Con un’efficienza da top 10 della Lega (1.23 punti per possesso, dati Synergy) anche allargando la vista ai giocatori con minimo cinquanta possessi.

È un terminale offensivo nel vero senso della parola: quando la palla arriva nelle sue mani, di solito la usa per concludere l’azione. Nel pick and roll, preferibilmente arrivando da situazioni di passaggio consegnato — dove ha inerzia e obbliga il difensore a stringere la distanza — può essere letale se esce dal blocco con vantaggio. A quel punto, per il suo difensore diventa virtualmente impossibile tornargli davanti, mentre il lungo deve prestare massima attenzione al suo primo passo.
In questa stagione, peraltro, ha mostrato un’ottima efficienza al tiro da tre punti dal palleggio (39% in situazioni di pick&roll), soprattutto quando la difesa passava dietro il blocco per limitare le sue penetrazioni. Questo dato, però, va preso con cautela, essendo in netta controtendenza con il resto della sua carriera. In generale, più riesce a essere pericoloso con il tiro dal palleggio — anche da due punti, dove ancora non è particolarmente fluido — più la difesa avversaria si trova in difficoltà.

In isolamento, Rayjon Tucker si dimostra un attaccante di livello, particolarmente abile nel guadagnare falli e punti facili, soprattutto quando la difesa ha esaurito il bonus. Tuttavia, tende a rallentare il gioco e la circolazione di palla, talvolta scaricando a un compagno con poche opzioni valide allo scadere dei 24 secondi, se non riesce a crearsi un vantaggio. Questo è un aspetto che dovrà affinare nella prossima stagione, pur partendo da una buona base di capacità e disponibilità nel passare la palla.

Il tiro è indubbiamente l’aspetto più variabile del suo gioco. Arriva da una stagione eccellente (55% da due e 38% da tre, 1.13 punti per possesso, 22° su cinquanta giocatori con almeno 80 possessi chiusi in spot-up in Serie A), ma anche in questo caso le sue statistiche hanno oscillato notevolmente nel corso della carriera.
Non è un tiratore naturale e la sua meccanica risente inevitabilmente della sua struttura fisica — che non sfigurerebbe su un campo da football americano. Può inanellare due canestri consecutivi come tirare clamorosi “mattoni”. Come accennato, le difese tendono a concedergli il tiro piuttosto che esporsi alle sue penetrazioni, pur consapevoli di fronteggiare un giocatore capace di segnare.

Quanto detto su fisico e capacità di reggere i contatti chiarisce come Tucker sia un’opzione valida anche nel gioco in post basso. Quando è marcato da un avversario più leggero, non ha difficoltà a sfruttare la sua forza fisica sulle tacche per guadagnare posizione e cercare tiri ravvicinati.

Percentuali ai liberi da rivedere. Non drammatiche certo, ma viste le quantità che riesce a guadagnarne, il 75% scarso di realizzazione mostrato in questi due anni di basket FIBA è un dato che potrebbe sicuramente essere migliorato.





