Federico Casarin non si è ancora goduto del tutto il momento. Il presidente dell’Umana Reyer Venezia lo ammette senza filtri: battere i campioni d’Italia in carica, davanti a un pubblico straordinario, ha generato un cocktail di emozioni difficile da metabolizzare in tempo reale:
“Sabato sera è stato un misto di soddisfazione e tensione che forse non mi ha permesso di apprezzare a pieno il traguardo raggiunto”
Eppure Venezia è in finale scudetto. E Casarin, nell’intervista rilasciata a Il Gazzettino, spiega come ci sia arrivata: con lucidità, senza lasciarsi travolgere dall’euforia del momento. Già il mattino dopo la vittoria sulla Virtus Bologna, il presidente si è seduto con il coach Neven Spahija per ragionare su gara 1 contro l’Olimpia.
Venezia: dai momenti difficili alla finale
La stagione della Reyer Venezia non è stata priva di inciampi. La Coppa Italia contro Tortona e lo spareggio di Eurocup contro Trento avevano lasciato l’amaro in bocca. Casarin però invita a contestualizzare, ricordando che in quei frangenti la squadra aveva dovuto fare i conti con problemi fisici legati a Candi e Bowman, e che gli avversari — Tortona e Trento — hanno dimostrato il loro valore nel corso dell’intera stagione.
Anche la semifinale contro Bologna andava letta nel giusto contesto: la Virtus si era presentata priva di Pajola e Alston. Un dettaglio che, secondo Casarin, la dice lunga su quanto spesso siano proprio le variabili marginali a incidere sull’esito delle serie:
“Spesso sono proprio i dettagli a fare la differenza”
Il carattere del gruppo, però, è emerso con chiarezza in gara 2 a Bologna. Sotto di trenta punti, la Reyer non ha mai smesso di giocare. Nessun cedimento, nessuna resa anticipata. Per Casarin è lì che si vede l’identità di questa squadra: l’agonismo come tratto distintivo, costruito nel tempo attraverso un’attenzione all’uomo prima ancora che al giocatore, una filosofia condivisa dalla proprietà e dal patron Brugnaro.
Spahija, le donne e l’orgoglio di una città
Un capitolo a parte merita Neven Spahija. Arrivato a raccogliere l’eredità di De Raffaele, l’allenatore non ha mai perso la fiducia della società, nemmeno nei passaggi più complicati della stagione. Casarin sottolinea che nel suo palmarès mancava solo la finale scudetto in Italia e che si è calato nel ruolo fin da subito, con tutto lo staff al completo — medico, fisico, dirigenziale — a lavorare nella stessa direzione.
Il presidente allarga poi lo sguardo sull’intero movimento sportivo veneziano. Cita con orgoglio il percorso della sezione femminile dell’Umana, capace di partire dalle qualificazioni e arrivare tra le migliori squadre d’Europa, oltre ad aver lottato fino all’ultimo contro Schio nella finale scudetto. E ricorda la stagione straordinaria del Venezia calcio, tornato nella massima categoria:
“Questa città ha grande passione nei confronti dello sport, si respira grande entusiasmo a Venezia”
Ora tocca agli uomini. La Reyer è in finale, consapevole del proprio valore e del peso dell’avversario. L’approccio, dice Casarin, è quello di chi sa di meritarsi il palcoscenico senza per questo sottovalutare chi si troverà di fronte:
“Abbiamo dimostrato di essere meritevoli di giocare questa finale”
