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Riccardo Pittis: la nuova sfida tra mental coaching e mindfulness

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Riccardo Pittis
Foto ClaudioDegaspari // Ciamillo-Castoria

Da “Acciughino” a “Ironman”, la parabola di Riccardo Pittis è quella di un campione che ha saputo reinventarsi. Dopo una carriera leggendaria con la Benetton Basket, condita da 3 scudetti e record storici di presenze, l’ex capitano ha trovato la sua nuova dimensione lontano dai parquet, ma sempre in movimento. Durante l’incontro “Storie & Cammini”, Pittis ha svelato il suo segreto: la camminata meditativa.

La scoperta della Restera e l’arte della lentezza

Per Riccardo Pittis, camminare non è solo un esercizio fisico, ma una vera e propria necessità mentale. “A Milano si corre, a Treviso ho imparato il piacere di camminare”, ha spiegato il campione. Il suo luogo d’elezione è la Restera, dove pratica la mindfulness per liberare la mente. Secondo l’ex cestista, è proprio dopo 45 minuti di cammino che la stanchezza scompare e le decisioni diventano chiare, merito di una concentrazione profonda sul respiro e sul territorio.

Dallo sport al coaching: laurearsi a 57 anni

La resilienza che Riccardo Pittis mostrava in campo si è trasformata in un percorso accademico e professionale. Laureatosi lo scorso anno in Scienza del coaching, oggi mette a disposizione la sua esperienza per aiutare gli altri a superare la pigrizia mentale. Il suo consiglio è chiaro: andare oltre i propri limiti, proprio come quando dovette imparare a tirare di sinistro per un infortunio. “Bisogna sorridere”, afferma Pittis, “perché il sorriso allontana i pensieri sgradevoli”.

Trevigiano d’adozione: il rifiuto del caos cittadino

Premiato nel 2024 con il Totila d’oro, Riccardo Pittis ha scelto Treviso per la qualità della vita e dei rapporti umani. Il passaggio dal palazzo di otto piani di Milano alla dimensione umana della Pescheria e delle “ombre” in centro è stato fondamentale per superare il momento buio post-ritiro. Oggi, a chi gli chiede perché non torni nella metropoli, risponde con l’ironia che lo contraddistingue: “Sono alto, mica scemo”.

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Stefano Sanaldi
Quello con la palla a spicchi è stato amore a prima vista. Una volta appese le scarpe al chiodo, ho deciso di allenare le nuove generazioni per rimanere in questo fantastico mondo. E poter scrivere di pallacanestro è un piacere e un onore.

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