Roma potrebbe diventare una piazza con ben tre squadre di basket in Serie A. È questo lo scenario che si sta delineando secondo il Corriere dello Sport, con la Federazione Italiana Pallacanestro pronta ad autorizzare nel prossimo Consiglio Federale due trasferimenti di sede di titoli sportivi: quelli di Cremona e di Trieste.
Cremona dice addio, Don Nelson Jr. e Kaukenas puntano su Roma
Il capitolo Cremona si chiude dopo anni di investimenti e una Coppa Italia conquistata. Aldo Vanoli sta facendo un passo indietro, certificando di fatto la fine di un’era per il basket lombardo. I diritti del club cremonese si sposteranno nella Capitale, nelle mani di Don Nelson Jr. e Rimantas Kaukenas, già operativi sul progetto. Resta da capire se la partecipazione alla LBA rappresenterà solo il primo passo verso un eventuale ingresso nella NBA Europe. Sul fronte tecnico, il nome indicato è quello di Ettore Messina, attualmente ancora legato contrattualmente a Milano ma orientato ad abbracciare questa nuova avventura.
Trieste verso Roma, ma il PalaEur è già stretto
Il secondo trasferimento riguarda Trieste. Paul Matiasic si appresterebbe a portare il titolo nella Capitale, tra le polemiche di un’intera città. Il progetto, però, non prevede alcuna fusione con la Virtus GVM Roma 1960: il presidente del club, Massimiliano Pasqualini, non intende cedere la propria creatura — che si appresta a disputare i playoff di Serie B — a un soggetto esterno. Matiasic porterebbe quindi una realtà del tutto nuova.
Sul fronte logistico, la situazione è tutt’altro che semplice: il PalaEur ha pochissime date disponibili e la struttura dovrebbe essere condivisa con la pallavolo, con la Virtus GVM Roma 1960 e con eventi di altre federazioni.
Nel frattempo, la Giba — il sindacato dei giocatori di basket italiani — ha diffuso una nota per esprimere la propria contrarietà all’ipotesi, avanzata dalla Legabasket, di inserire un ulteriore straniero nei roster di Serie A.
«L’introduzione di uno straniero in più nei roster costituirebbe un rischio enorme per il futuro dell’Italia. Basta vedere cosa succede nel calcio. Un campionato senza identità nazionale rischia inoltre di perdere il legame con il pubblico.»
