Alessandro De Pol conosce bene quella sensazione. L’ha vissuta in prima persona nel 1994, quando la Stefanel lasciò Trieste per trasferirsi a Milano, e oggi la osserva da fuori, con gli occhi di chi ha costruito la propria carriera tra la città giuliana, Milano, Varese e la Nazionale. L’estate che sta attraversando la Pallacanestro Trieste gli pesa, e non lo nasconde, dichiarando questo in un’intervista a Il Piccolo:
«Oggi è una situazione che vivo da un altro punto di vista. All’epoca eravamo tutti direttamente coinvolti e c’era un discorso diverso anche dal punto di vista contrattuale: il proprietario decideva di andare a Milano, e tu dovevi preparare le valigie e seguirlo. È chiaro che oggi, vivendo da spettatore appassionato, è un’estate difficile, che tocca da vicino le emozioni e la paura di veder scomparire una squadra di pallacanestro.»
Il mercato della pallacanestro italiana non è mai stato così movimentato: passaggi di proprietà storici, fondi americani che entrano nelle società, piazze con una tradizione importante che cercano di ritrovare una direzione. In questo scenario, De Pol prova a ragionare su cosa serva davvero a Trieste per non trovarsi di nuovo in una situazione simile.
Il modello Varese e l’ingresso dei fondi americani
Uno dei casi più discussi di questa estate è quello di Varese. De Pol ricorda che Scola aveva già anticipato quello che sarebbe successo, e i fatti gli hanno dato ragione: un fondo americano è entrato nella società con ambizioni dichiarate, puntando addirittura a sfidare Milano per il primato del basket italiano. L’idea sarebbe quella di tenere la squadra a Varese per il campionato nazionale, avvicinandosi alla metropoli in ottica NBA Europe:
«Scola aveva già preannunciato la situazione a Varese, e si è avverata. Sono arrivati nuovi soci, un fondo americano con intenzioni importanti, che punta addirittura a contendere il primato a Milano.»
Anche Amedeo Della Valle, una volta chiarito che la Germani Brescia si sarebbe spostata a Roma, ha valutato più opzioni prima di scegliere Varese. Stesso percorso aveva fatto Pilutti, che aveva preferito la Fortitudo Bologna. Scelte individuali, ragionate, che De Pol legge senza giudizi:
«Ogni giocatore cerca sempre di scegliere l’opzione migliore per sé. Una volta accertata la partenza della squadra per Roma, Della Valle ha ricevuto diverse proposte e ha scelto il progetto che lo convinceva di più.»
Trieste, il territorio e la scommessa sui giovani
Il nodo centrale, per De Pol, riguarda però il rapporto tra le nuove proprietà straniere e il contesto in cui si trovano ad operare. Il basket italiano ha una componente emotiva e identitaria che non si può ignorare, e chi arriva dall’estero dovrà fare i conti con questa realtà:
«Da noi lo sport è considerato in maniera diversa rispetto ad altri Paesi: c’è una forte componente passionale che dà un peso differente ai risultati. Se queste nuove proprietà sapranno capire il contesto in cui sono arrivate, il movimento potrà crescere, se invece vorranno semplicemente imporre il loro modo di vedere lo sport, sarà molto dura.»
Per quanto riguarda Trieste nello specifico, De Pol indica una strada precisa: puntare sul territorio, rafforzare il settore giovanile, valorizzare chi viene dalla città. Non come alternativa alla competitività, ma come garanzia di continuità e radicamento. La paura, dice, è che senza queste fondamenta la storia possa ripetersi:
«Partirei dalla componente triestina e del territorio, valorizzando le risorse che Trieste può mettere in campo. Questo riguarda, ad esempio, uno sviluppo maggiore e migliore del settore giovanile, perché la mia paura è che una situazione del genere possa ripetersi.»
