Quattro anni e qualcosa di più. Tanto è durata l’avventura di Sandro Santoro come general manager della Pallacanestro Cantù, un’esperienza che lui stesso, in un’intervista a La Provincia, definisce tra le più intense della sua carriera. Arrivato per sostituire Daniele Della Fiori, Santoro portava con sé il bagaglio di un percorso costruito a Brescia, e fu proprio quella storia a convincere il club a puntare su di lui, nella speranza di replicare qualcosa di simile.
Difatti il suo bilancio con la Germani fu tutt’altro che negativo. In sei anni la squadra raggiunse una finale di Coppa Italia, una semifinale play off e le top 16 di EuroCup con un budget non certo cospicuo: numeri che raccontano un mandato vissuto ad alta intensità.
Con Cantù invece tante stagioni di A2, con i play off sempre raggiunti, ed il culmine nella stagione 24/25, dove i brianzoli hanno vinto la Coppa Italia LNP e sono stati promossi in LBA. L’ultima annata invece ha ottenuto la salvezza, pur con troppi alti e bassi.
«Che bello essere arrivati in A e averla mantenuta pur con tutte le difficoltà del caso»
Il percorso infatti non è stato privo di ostacoli, comprese nove sconfitte consecutive che hanno messo alla prova la tenuta del progetto. Ma Santoro non si sottrae all’autocritica, anzi la considera parte del mestiere.
«La critica, se è educata e non accanimento, lascia sempre spunti di riflessione»
Un passo indietro per il bene del club
Ora si apre una nuova fase. Santoro sarebbe pronto a rinunciare al ruolo di general manager per lasciare al club la libertà di scegliere una nuova figura per l’area sportiva. Il nome che emerge è quello di Simone Giofrè, dirigente esperto a cui si vorrebbe dare la possibilità di mettere la propria impronta. La sovrapposizione di ruoli, secondo Santoro, non porta benefici a nessuno.
«Imporre scelte non ha senso. Si può discutere ma è un dovere condividere»
Nel racconto di questi anni trovano spazio anche le persone che hanno reso possibile il progetto: il presidente Roberto Allievi, Lorenzo Longhi come titolare di Cantù Sports Holding, la passione di Angelo Passeri che ha permesso di ripartire, e gli sponsor Acqua S. Bernardo e Antonio Biella. Un capitolo a parte merita l’incontro con Walter Sgnaolin, conosciuto in occasione degli Awards e descritto come una persona speciale.
Dall’esperienza bresciana, dove il modello del 5+5 aveva funzionato per i primi quattro anni di Serie A con tre vittorie su quattro, alla realtà canturina: Santoro porta con sé una metodologia precisa, costruita nel tempo. E quando gli si chiede cosa lascino questi quattro anni a Cantù, la risposta è già nel titolo che lui stesso sceglie.
«Cantù, pochi dubbi: ho vissuto qui gli anni più intensi»
