ATTACCO
Ojeleye nei suoi cinque anni NBA (323 partite all’attivo a 14′ di media) ha incarnato il ruolo classico del 3&D. Tiro da tre punti e difesa. Un vestito tattico che nei suoi primi anni gli si è tagliato addosso talmente bene da farlo entrare di prepotenza nelle rotazioni dell’allora coach dei Boston Celtics, Brad Stevens. Nonostante la scelta numero 37 al draft 2017 fosse tutt’altro che una garanzia di minutaggio.
I suoi destini nella Lega sono sempre stati legati alla sua efficacia difensiva e alle sue percentuali di tiro, che dovevano impedire alle difese di staccarsi da lui senza troppo preoccuparsi della sua pericolosità. Dopo le prime due stagioni con numeri deficitari (di poco sopra al 31% da dietro l’arco), nelle due annate successive è rimasto stabilmente intorno al 37% su oltre due conclusioni a incontro.
Ma non è stato abbastanza per garantirsi la riconferma da parte di Boston. E così l’ultima stagione è stata un pellegrinaggio con poca fortuna (30 partite totali disputate, soprattutto in situazioni di garbage time) tra i Milwaukee Bucks, che speravano di aver trovato il successore di PJ Tucker, e i Los Angeles Clippers.
Una stagione dove i suoi numeri sono, anche comprensibilmente, precipitati: 30% esatto al tiro pesante.
Ovviamente, fermarsi ai numeri di una stagione così complicata ha poco senso. Molto di più ne ha guardare il quadro generale della sua esperienza NBA complessiva. Che parla di un 33.8% di realizzazione su 1.9 tiri da tre a incontro. Numeri che, per quanto non disastrosi, in NBA finiscono per condannarti. Specialmente se non affianchi a essi qualcosa che possa compensare il tuo apporto offensivo.
E proprio questa è stata la mancanza che, almeno per il momento, ha segnato la fine dell’esperienza di Ojeleye nella Lega. E’ apparso troppo spesso un giocatore monodimensionale in attacco. Che fuori dal tiro ha faticato ha trovare modi per incidere.
Fa ben sperare però, in ottica basket europeo, che questa carenza sia sembrata frutto di poca fiducia del giocatore, più che di limiti tecnici, comunque presenti. Ojeleye, infatti, ha dimostrato di poter attaccare i closeout difensivi per andare a cercare tiri in area…
… e di poter ricevere in taglio dopo un blocco o di essere un buon bersaglio per gli scarichi dei compagni nei pressi del ferro.
Il problema è che, per il mix fisico/atletico davvero notevole a disposizione, ha sempre mostrato una volontà di cercare queste soluzioni non adeguata. Parliamo di un giocatore di due metri per quasi 110 chili. Che, nonostante questa struttura fisica massiccia, alla Combine del suo draft era stato tra i migliori per elevazione massima, test di agilità e test di velocità.
All’impatto con la NBA, invece, non è riuscito a sfruttare queste doti. Ha spesso faticato ad assorbire i contatti. Ha sempre avuto percentuali scadenti al ferro (appena sopra il 40% in carriera).
Ma qui vengono le buone notizie per la Virtus. Perché, come ben sappiamo, il livello fisico e atletico che si troverà ad affrontare da ottobre in poi sarà molto diverso. E potrebbe essere quella differenza capace di farlo rifiorire ben al di là del semplice tiro da tre punti. Quel mix fisico/atletico di cui parlavamo, in campo FIBA ha il potenziale per essere realmente un crack. Perché potrebbe permettergli di ovviare alle mancanze tecniche, molto più esposte in NBA.
L’ex SMU coprirà i due ruoli di ala, e ha tutto per poter giocarsela sia contro avversari perimetrali che interni. Peraltro, sarà interessante vedere quanto gli verrà data palla in mano per esplorarne l’uno contro uno. In NBA è stata, ovviamente, una situazione accaduta molto poco, ma in quelle poche occasioni Ojeleye ha mostrato alcuni flash di quello che potrebbe fare.
E, contemporaneamente, può essere un jolly preziosissimo in situazioni di contropiede.
Le mani non sono certo le più morbide della pista. Ma la potenza fisica potrebbe più che compensare questa carenza. E farlo tornare ad avere un ruolo centrale anche offensivamente. Come non gli accade dalla stagione di college a Southern Methodist che lo mise sui radar di tutti gli scout (19+7 di media col 42% da tre).
