Siete tra le società emergenti a livello giovanile non solo in Italia ma anche a livello europeo ed internazionale, negli ultimi anni siete passati dall’essere una realtà “semisconosciuta” a diventare un punto di riferimento del basket giovanile europeo, gli scout e gli addetti ai lavori vi conoscono bene, come avete fatto a raggiungere questo “status”?
Il grande merito è di tutte le persone che hanno lavorato negli anni in cui Bassano non era ancora conosciuta. E’ molto più difficile uscire dall’anonimato che fare l’upgrade di valore che stiamo facendo adesso. I passi sono molti, richiedono pazienza, ma generalmente sono sempre i soliti: giocatori di alto livello, staff di professionisti, una struttura organizzativa in grado di reggere l’urto dei mille problemi quotidiani che si creano.
Fate un gran lavoro di scouting e puntate molto sui giovani prospetti nazionali e internazionali. Come funziona il “recruiting”?
Nonostante il covid non abbia aiutato, siamo riusciti a viaggiare molto. Io e un nostro scout, Pietro Cristofori, cerchiamo di avere occhi e orecchie un po’ in tutti i paesi, non solo europei. Per fortuna riusciamo ad individuare i nostri target in anticipo rispetto ad altri grandi club, ma la selezione poi è un processo più complicato. Dico sempre che il miglior reclutamento è quello non fatto, ovvero riuscire a non reclutare il ragazzo sbagliato, perché quello oltre ad un problema per il club diventa poi un problema non solo sportivo per il ragazzo. A individuare i giocatori forti sono bravi tutti, quello in cui noi puntiamo e nel trovare quelli che al momento non lo sono, per vari motivi, e lavorarci sopra per farli diventare forti come quelli che non abbiamo il potere economico di reclutare dall’inizio.
Come riuscite a finanziare la vostra società?
Non è mai semplice reperire fondi per sostenere progetti ambiziosi, ma per quanto ci riguarda ci riusciamo grazie a fondi propri dei soci e sponsor che non solo finanziano il progetto ma sono in prima linea per finanziare direttamente le borse di studio dei singoli ragazzi.
Puntate molto sulla dimensione internazionale, immagino che oltre al progetto cestistico siate in grado di offrire anche la possibilità di un percorso scolastico ed educativo, come funzionano le cose da questo punto di vista?
Funzioniamo come un College americano, avendoli studiati a fondo. Ogni ragazzo ha aperto un canale di comunicazione con la scuola dove una Psicologa esperta (Dott.ssa Borsato) tiene le relazioni con gli insegnanti. Le materie incerte (non necessariamente insufficienti), vengono supportate da una serie di insegnanti selezionati. L’obiettivo non è il voto ma la Conoscenza e portare una parte della passione sportiva sulla parte didattica.





