Sergio Rodriguez ha rilasciato un’intervista al sito Spagna Cultura e scienza per ripercorrere la sua carriera cestistica dalla Spagna all’NBA, toccando ovviamente anche il periodo a Milano.
Queste le sue parole nel ricordare la permanenza in Italia.
Nel 2019 sei arrivato a Milano, dove sei rimasto tre stagioni vincendo quattro titoli e riportando l’Olimpia sul podio della massima competizione europea dopo trentatré anni. Quale impressione ti suscitò l’Italia al tuo arrivo e quali differenze culturali, nello stile di vita e nell’approccio allo sport, hai notato rispetto alla Spagna?
La mia esperienza a Milano è stata straordinaria. Al mio arrivo dalla Russia, nel 2019, trovai un Paese molto simile alla Spagna, con una cultura che fin dal primo momento ha fatto sentire me e la mia famiglia davvero a casa. Il club e la città ci accolsero in modo eccezionale, e conserviamo ancora oggi ricordi meravigliosi di quel periodo. Nell’approccio allo sport ci sono forse alcune sfumature diverse, ma ciò che unisce Italia e Spagna è la passione profonda: quella dei nostri tifosi e quella del pubblico di ogni palazzetto in cui abbiamo giocato.
Quali sono i ricordi più significativi che conservi dei tre anni trascorsi in Italia?
I momenti positivi vissuti in quei tre anni costituiscono certamente la parte più significativa di quel periodo. Tuttavia, per l’impatto che ha avuto a livello mondiale, è impossibile non menzionare l’arrivo del Covid anche perché Milano fu l’epicentro della pandemia in Europa. Fu una situazione molto difficile e complessa da affrontare, ma ci unì profondamente alla città, all’ambiente e alla squadra. Un’esperienza intensa, che lascia il segno e che ricorderò per sempre.
Giorgio Armani ha sempre mostrato grande stima per te e per la tua famiglia. Che cosa ha rappresentato, sul piano personale e professionale, avere come proprietario del club una figura così iconica e leggendaria?
Avere l’opportunità di lavorare in una struttura di questo livello e in un club guidato da una figura come Giorgio Armani è stato davvero straordinario. Il suo coinvolgimento era totale: era presente alle partite e il modo in cui si rivolgeva a noi, con quella classe naturale e quel rispetto che sapeva trasmettere, rendeva ogni momento ancora più speciale. L’eredità che lascia, sia nella sua industria sia in ciò che ha rappresentato per il basket a Milano, è semplicemente ineguagliabile.





