CORONE E ALLORI? NO, GRAZIE.
Non ho minuti per te. Lo so, coach. Lavorerò per guadagnarmeli. Il dialogo tra Kostas e Dusan Ivkovic deve essere andato più o meno così. Si sa, il coach serbo non ha mai amato giri di parole illusorie per nessuno, a maggior ragione per i propri giocatori. Sloukas apprezza l’onestà e la schiettezza dell’allenatore, ma dentro ribolle. Tutti hanno visto che Kostas sa stare in campo. Eppure, tornato all’Olympiacos, i gradini da scalare paiono ancora troppi. Ma Gwyneth Paltrow ce l’ha insegnato. La vita umana è fatta anche di porte girevoli, capaci di aprire scenari al momento insperati o solamente immaginati. Dicembre 2011. Trasferta di Eurolega a Nancy. Spanoulis e Katsivelis, infortunati, non partono col resto della squadra, regalando una convocazione nei 12 che a Sloukas mancava da tempo. La partita sembra stregata per l’Oly. Nei primi minuti di gioco, sono costretti a uscire dal campo Mantzaris, Gordon e Pelekanos. Ivkovic guarda sconsolato la panchina. Non ha letteralmente nessun altro da mettere in campo. Certo, ci sarebbe quel ventunenne che scalpita da mesi. Che non aspetta altro. Sai cosa? Non abbiamo nulla da perdere. Giochiamoci questa carta. αιωρούμενη πόρτα. Googlate pure, gente. Googlate.
Le due Euroleghe consecutive, una con Ivkovic e una con Bartzokas. L’arrivo di Sfairopoulos. La volontà di uscire dall’ombra di Spanoulis e rivendicare maggior minutaggio, anche a costo di abbandonare gli amati colori biancorossi. L’arrivo sul Bosforo e il rapporto con Obradovic. La cavalcata trionfale del 2017 e la bruciante sconfitta al cospetto di Doncic e del Real Madrid. La voglia di tornare in Grecia, all’Olympiacos, non per sfoggiare doti di leadership ma per essere un atleta greco, in una squadra greca, a esaltare tifosi greci, in un momento storico assai complicato per la penisola ellenica. Nonostante gli anni in Turchia abbiano posto Sloukas sullo stesso piano dei più forti play in Europa. Nonostante le offerte in estate di CSKA e Barcellona, nel 2020 Kostas ritorna al Pireo, chiamato a traghettare Kill Bill, compagno di mille battaglie, verso un placido approdo di fine carriera. Le istantanee della carriera di Eurolega di Sloukas sono infinite. Gli highlights ci mostrano punti e assist a ripetizione. Ma Kostas era ed è molto di più. Quando ce lo si trova davanti, il timore reverenziale e il rispetto sono quelli riservati ai campioni più celebrati, senza che Sloukas faccia assolutamente nulla per ostentarlo. perché, come ha insegnato papà Ioannis, la calma è la virtù dei forti.

29 ottobre 2021. Stadio della Pace e dell’Amicizia, Pireo, Atene. Olympiacos – Fenerbahce. 65 pari, 10 secondi al termine. In guardia destra il numero 11 dei padroni di casa guarda il cronometro. Sa che dovrà prendersi l’ultimo tiro. Blocco di Fall e cambio difensivo dei turchi. A marcarlo c’è un ceco dalle leve lunghissime, che per un lustro hanno beneficiato delle alzate del play greco in cambio di cambi sui pick ‘n roll eseguiti con maestria. L’11 greco esita, di fronte a Vesely. Gli sembra strano di dover punire così crudelmente il compagno con cui ha condiviso così tanti successi e momenti complicati. 9, 8, 7, 6… Il cronometro scorre imperante. Vesely si posiziona in modo da non concedere la mano sinistra. Sa che potrebbe essere letale. Lo fa benissimo. Ma l’11 (numero in omaggio di Ioannis, morto l’11 giugno 2019) deve avere qualche grado di parentela con la Barba più famosa del basket. Non gli concedi la mano sinistra? Loro se la prendono comunque. 5, 4, 3… Vesely tiene benissimo gli scivolamenti laterali, costringendo l’avversario ad alzare il palleggio e doversi arrestare in una situazione di equilibrio precario. Non ci sono alternative. Bisogna tirare. Ciuff. Palazzo in estasi. Vittoria Oly allo scadere. Signore e signori, Kostas Sloukas.





