HomeIntervisteTommy Lloyd: "Questi ragazzi hanno il DNA dei campioni"

Tommy Lloyd: “Questi ragazzi hanno il DNA dei campioni”

Al termine della finale vinta con la Germania, abbiamo parlato con il coach di Team USA dello spirito vincente di questo gruppo pluri-medagliato

Coach, seconda medaglia d’oro in poco più di un anno con questo gruppo di ragazzi. Quali sono i principali fattori che vi hanno permesso di fare questa serie vincente?

“Sono fortunato ad essere parte di USA Basketball, un’organizzazione eccezionale con un’ottima leadership dirigenziale. Jim Tooley, Sean Ford, Michael Brooks, hanno fatto tutti un ottimo lavoro. Mi hanno chiesto di allenare questa squadra ed è stato un onore poter contribuire al successo di USA Basketball. Abbiamo molti giocatori talentuosi con una missione in comune, allenarli è stato fantastico. I nostri ragazzi hanno fatto un ottimo lavoro, giocare un torneo così importante con un training camp corto non è mai facile. Ma nonostante ciò, siamo riusciti a mostrare un’ottima pallacanestro e sono davvero orgoglioso di loro per questo risultato.”

Una delle cose più notevoli è la profondità di opzioni offensive che avete avuto durante tutto il torneo. Cosa c’è dietro a questa capacità di trovare sempre un protagonista diverso ad ogni possesso?

“C’è un sacco di vantaggio nell’essere profondi, ma è anche complicato perché hai molti giocatori talentuosi e sai che alcuni di loro non potranno giocare quanto meriterebbero. Come allenatore hai bisogno di scegliere i ragazzi giusti per giocare, sapendo che purtroppo non tutti avranno i minuti che si aspettavano di avere. Questo può rendere complicato lo sviluppo di una forte chimica per il gruppo, ma i ragazzi hanno capito perfettamente che per il bene della squadra dovevano sacrificare parte del loro spazio.”

Parte di questo gruppo era nella squadra che l’anno scorso ha vinto il Mondiale Under 17, quanto sono importanti questi successi consecutivi per USA Basketball e per questi ragazzi?

“Abbiamo tanti giocatori che hanno vinto 3 medaglie d’oro, il nostro capitano Koa Peat ne ha conquistate addirittura 4. Ognuno dei giocatori che sono tornati ha vinto una medaglia d’oro, quindi credo che questi ragazzi abbiano il DNA dei campioni. Metterli insieme e fargli capire che l’unico obiettivo era arrivare fino in fondo è stato molto importante e questi ragazzi hanno capito la missione.”

In campo abbiamo visto una squadra con un’ottima chimica, senza superstar e senza ego.

“Penso che molti di loro abbiano i mezzi per essere delle superstar, ma tutti hanno capito l’importanza dell’avere 12 protagonisti, 5 in campo ed altri 7 pronti ad entrare. Abbiamo parlato spesso della nostra profondità come punto di forza, ci ha permesso di giocare con grande energia senza risparmiare nulla. A volte è più facile a dirsi che a farsi, ma i ragazzi anche oggi sono stati fantastici.”

La partita più difficile è stata forse quella contro il Canada, quali sono state le sfide che avete dovuto affrontare in quel match?

“Il Canada è una grande squadra, ha espresso un buonissimo livello di gioco seguendo un game plan molto efficace. Offensivamente per noi non è stata una sfida semplice, anche se abbiamo segnato 108 punti. Hanno fatto un ottimo lavoro nel rimanere in partita fino alla fine, gli va dato merito per questo. Quando abbiamo rivisto la partita con i ragazzi abbiamo capito subito che lo sforzo individuale dei ragazzi, che è alla base del team effort, non era stato all’altezza. Per questo sono grato ai miei amici canadesi per averci messo in difficoltà, perché ci hanno permesso affrontare con la giusta mentalità sia la semifinale che la finale.”

Ora molti di questi ragazzi entreranno in una nuova fase della loro carriera. Fino a dove possono arrivare come giocatori?

“Sono tutti giocatori estremamente talentuosi. Sai, quando cominci a lavorare in USA Basketball inizi a conoscere un sacco di statistiche e penso che ce ne sia una molto rappresentativa in merito a questo argomento. Il 70% dei ragazzi che partecipano ai nostri training camp, compresi tutti quelli che poi non vengono selezionati, hanno la possibilità di giocare in NBA. Quindi questi ragazzi hanno tutte le carte in regola per avere un futuro brillante, sia al college che nei pro e io sarò il più grande tifoso di ognuno di loro.”

In questo torneo, ma non solo, ha avuto modo di confrontarsi con squadre e allenatori provenienti da tutto il mondo. Cosa le hanno dato tutte queste esperienze a livello di conoscenza del gioco?

“Molto del mio background e del mio apprendimento è stato attraverso le competizioni FIBA. Ho imparato molto da allenatori di altri paesi, su tutti in particolare da coach David Blatt con cui ho un ottimo legame da anni. Mi piace molto osservare le altre squadre, perché noto molta similarità tra il basket FIBA e quello NCAA, molto più di quanta ce ne sia con la NBA. Per questo per me è stata un ottima fonte di apprendimento. Ho sempre avuto molto rispetto per il basket FIBA, ho cominciato a venire a questi tornei nel 2000 per reclutare giocatori e partecipare come allenatore è stato fantastico.”

Ringraziamo per la collaborazione Davide Fumagalli, giornalista di Eurosport Italia.

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