Si chiude come meglio non poteva la settimana torinese di Trento che supera Milano, che conquista il suo primo storico trofeo, vincendo la Coppa Italia per la prima volta nella storia. Nonostante le fatiche per i successi in volata contro Reggio Emilia e Trieste, la formazione di coach Paolo Galbiati va oltre anche alla fatica e alle rotazioni corte e fa sua la Coppa.
Partita che Trento approccia forte, l’Olimpia rientra e per i primi 20 minuti la partita viaggia sul filo dell’equilibrio. Nel terzo quarto Trento alza il suo livello su entrambi i lati del campo e, sul finale della terza frazione scava il solco che le vale il titolo.
Per l’Olimpia, ennesima finale amara, dopo il KO della passata stagione contro Napoli, condizionata da percentuali pessime da oltre l’arco che hanno permesso a Trento di chiudere l’area e sfruttare il maggior atletismo per limitare le bocche da fuoco biancorosse.
Olimpia Milano
Dimitrijevic 4: non riesce ad essere incisivo in attacco e soffre tremendamente la pericolosità degli esterni trentini.
Mannion 4: come Dimitrijevic, non riesce a creare scompiglio nella difesa trentina con le sue scorribande. Anche in cabina di regia non riesce a mettere in ritmo la squadra.
Tonut 5: in attacco fatica, ma anche difensivamente non riesce a contenere Ford ed Ellis. Nel finale prova a dare la scossa, ma non basta.
Bolmaro 6.5: nel primo tempo prova a tenere alto il ritmo in attacco con il suo palleggio, arresto e tiro che porta sempre buoni risultati. Nel secondo tempo esce dalla partita come tutta Milano
LeDay 6.5: rispetto alle due precedenti uscite è in netta ripresa. Il tiro da fuori non entra, e allora prova a produrre punti attaccando il ferro. Alla fine è uno dei pochi a trovare un minimo di continuità.
Ricci 5.5: in difesa lotta, è l’unico a segnare da tre per Milano. Il suo contributo lo offre sempre.
Flaccadori s.v.
Diop s.v.
Caruso n.e
Shields 5: illude con un ottimo avvio, pian piano esce dalla partita senza più rientrarci. Non riesce a dare la sferzata nel momento del bisogno.
Mirotic 7: prestazione encomiabile per il montenegrino, l’ultimo ad arrendersi nonostante le precarie condizioni fisiche. Lotta su entrambe le metà, anche giocando in un ruolo non suo.
Gillespie 5: soffre l’atletismo di Mawugbe. Coach Ettore Messina lo toglie presto dalla partita per provare a cambiare le cose.
coach Messina 5: perde nettamente il duello con coach Galbiati. Certo, se tiri 1/21 da tre vincere è impossibile, ma non riesce a trovare un piano B efficace.
Dolomiti Energia Trentino
Ellis 7.5: ennesima dimostrazione del livello di maturità raggiunta. Le cifre non sono scintillanti come nelle precedenti uscite, ma quando serve si prende le sue responsabilità. E’ pronto per il grande salto, come dimostra il premio di MVP della competizione.
Cale 6: il suo lavoro difensivo si fa sempre sentire. Il suo tabellino dice sempre poco del tanto lavoro sporco che fa.
Ford 9: è il MVP della finale. 23 punti con 9/9 ai liberi e tanti canestri nei momenti decisivi della partita. Anima offensiva di Trento.
Pecchia 6.5: nel primo tempo fa a sportellate sotto i tabelloni, nel secondo tempo finisce nel dimenticatoio ma il suo contributo quando la gara è in equilibrio si sente,
Niang 7: 8 punti, 7 rimbalzi ma tantissima energia, grinta e applicazione difensiva. Ha alzato clamorosamente il suo livello in questa settimana.
Forray 6: voto non per la prestazione, visto che gioca appena 8′ prima di uscire con 5 falli. Dopo 15 anni di militanza, alza il primo trofeo della storia di Trento in LBA. Esempio e guida per i giovani.
Mawugbe 6: fa il compitino. In difesa il suo atletismo fa la differenza, soffre tanto il duello con Nikola Mirotic.
Lamb 6.5: è il giocatore con più attitudine a giocare queste partite, ma questa volta mette la sua leadership a servizio dei compagni. Certo, è arrivato per segnare e da lui ci aspettiamo sempre numeri importanti nel tabellino.
Zukauskas 6: mette due canestri importanti. Il primo a fine secondo quarto, poi la tripla che apre il gap decisivo.
Hassan n.e.
coach Galbiati 9: incarta la partita e la sua Trento mette Milano completamente fuori gara. Rotazioni più corte, ore in meno di riposo non contano. Sta lavorando in maniera superlativa e inizia a raccogliere i frutti.
