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Trinchieri e il NIL: “In Europa non puoi evitare che vengano a prendere le tue piante”

Andrea Trinchieri, al microfono di Massimiliano Bogni, ha usato una bella metafora per spiegare come il NIL influisce e influirà sul basket europeo a livello di giovani talenti, prendendo e spiegando poi l’esempio di Quinn Ellis a St.John’s.

L’NIL (Name, Image and Likeness, serie di regole e accordi che consente agli studenti-atleti di ottenere un reddito tramite pagamenti diretti da parte dei College, ndr) è un player nuovo, che può cambiare completamente la faccia della pallacanestro.

In Europa, non hai nessun modo per evitare che la gente venga nel tuo giardino e ti prenda le piante che con grande amore cresciuto, innaffiato, concimato, potato. A questo punto, uno potrebbe dire “Perché continuo a farlo? Tanto i frutti li prende qualcun altro”. Pensiamo se adesso nessuno si mette più a gestire la pallacanestro giovanile in Europa…  Quinn Ellis è un ragazzo che mi piace tantissimo, nato in Gran Bretagna e dall’impostazione mentale molto british ma formato cestisticamente in Italia. Fa due grandi stagioni a Trento, va nella squadra più importante d’Italia, per una serie di motivi diventa il playmaker titolare in Eurolega – fare il play titolare in Euroleague equivale a tre turni in Vietnam, ti costruisci quella scorza lì -. La sua carriera, 3 anni fa, aveva un percorso molto chiaro:  adesso si interrompe la carriera professionistica, in Europa, va a St. John’s per 8/9 mesi, poi tornerà per i play-off con Milano: la testa di questo ragazzo dovrà stare ben salda sulle spalle…

Poi Ellis va a giocare non per una cifra qualunque ($4,8 mln lordi circa): quando tu giochi per quei soldi devi anche produrre per quei soldi. Ed è molto difficile coniugare il concetto in uno così giovane. I giovani tendono a sbagliare, migliorano se gli dai la possibilità di sbagliare. Sbagliano e sbagliano e sbagliano, fino a quando un giorno non sbagliano più e diventano grandi giocatori. Ora queste parabole sono cambiate. Come tornerà? Più ricco, verissimo, ma il resto non lo sa nessuno.
La motivazione di una scelta simile è chiara, e non è sicuramente tecnica o di prestigio cestistico, ma la responsabilità nel tipo di motivazione generata sta anche in quello che dovrebbe essere in primis un ateneo, un’università…

 

La presa è molto chiara: si è scelto un giocatore che ha un’esperienza di gioco 5 volte più importante di quella di un americano appena uscito dall’high school. Ellis ha in partenza qualità di problem solving, di letture, di un livello imparagonabile. Come si dice oltreoceano, ha già chiaro il value the possession. Un giovane che non ha conosciuto il professionismo di massimo livello in Europa, che concetto può avere del singolo possesso? Penserà “Sì, ho sbagliato un tiro, ho fatto una palla persa, dai non mi rompere i coglioni”. In Eurolega, se sbagli due azioni di fila sei -10, se ne sbagli tre sei -15 e la partita è finita.
Comprendo benissimo perché negli Stati Uniti stanno iniziando a fare così, Pitino (coach di St John’s, allenatore del Panathinaikos dal 2018 al 2020 e CT della Grecia dal 2019 al 2021, ndr) è stato di qua e ha capito l’importanza del possesso, la pesantezza – nel senso buono – di ogni istante del gioco.
L’indicazione è “Do a Ellis una marea di soldi perché ha visto delle cose che i giovani di qua non hanno mai immaginato”, con l’obiettivo di guadagnare tempo per migliorare istantaneamente la squadra.

Simone Mazzola
Simone Mazzola
Simone Mazzola è ideatore e fondatore di Backdoor Podcast. Giornalista pubblicista iscritto all'albo, segue e racconta il basket quotidianamente da oltre vent'anni. Nel corso della sua carriera ha collaborato con redazioni del calibro di FoxSports e del sito italiano NBA. È inoltre autore del libro "American Dream: un infiltrato alle NBA Finals".X: https://x.com/mazzola_simone IG: https://www.instagram.com/datruth84/

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