Pagellone dei giocatori
MVP della squadra è sicuramente Colbey Ross, votato anche MVP del campionato con numeri da far stropicciare gli occhi e la ciliegina di una tripla doppia memorabile (33 punti, 10 rimbalzi e 13 assist) nella partita improvvisamente diventata la più importante della stagione (quella contro Scafati). Ma vediamo le pagelle della stagione nel dettaglio:
Ross 10: cosa vuoi dare all’MVP del campionato, arrivato in maniera anonima dal semi sconosciuto Nymburk in Repubblica Ceca? L’ex Pepperdine è maturato con il passare delle giornate, perdendo sempre meno palloni, ma soprattutto creando a ripetizione per sé e per i compagni. Al di là di una stazza fisica molto ridotta sta partecipando al training camp dei Knicks con buone speranze di staccare il tanto sognato biglietto per la Nba. Lavoratore pazzesco (si narra che il custode aprisse appositamente per lui il palazzetto di prima mattina) si merita tutto ciò.
Brown 9: dopo qualche stagione in chiaroscuro rinasce a nuova vita ritrovando al di qua dell’oceano il suo antico mentore Matt Brase. Definito giustamente la spina dorsale della squadra, mette insieme numeri importantissimi, prestazioni incredibili, ma il suo valore globale è in quello che gli americani chiamano intangibles e per la grandiosa leadership. A Varese ha trovato il suo Eden, contano di riaverlo ancora. Può in un altro contesto (magari più remunerativo) pareggiare prestazioni di questo genere?
Woldetensae 7: alla sua seconda stagione in LBA gli ha fatto difetto la continuità di rendimento. Lascia l’ottimo ricordo delle ultime partite, le buonissime risposte in azzurro con la Nazionale del Poz, ma anche assenze difficilmente commentabili (ci viene in mente la trasferta di Sassari). Nel suo terzo anno deve ora alzare il livello delle prestazioni come 3&D, ma soprattutto deve trovare continuità di rendimento.
Johnson 8: alcune partite straordinarie, altre meno. Soprattutto la sensazione di ambasce quando si ritrova a creare in uno-contro-uno a giochi rotti lontano dal canestro. Ottimo convertitore di scarichi e tiratore più che affidabile, ha messo le sue lunghe leve al servizio della comunità giocando quasi sempre fuori ruolo, da 4 tattico, viste le ripetute assenze di Reyes. Un muscolo femorale lo ha lasciato a piedi sul più bello, proprio nelle ultime due partite, ma “Nino” ha ripagato in pieno la fiducia della società che su di lui aveva puntato la fiche più grossa in termini salariali.
Owens 8: stagione assolutamente a due facce per il magrissimo pivot di Uttica. Praticamente ai box da due stagioni causa infortuni, c’è voluto tempo per ritrovare il ritmo agonistico e per sfidare i mugugni dei loggionisti di Masnago. Poi ecco la trasformazione. L’assioma “Ross to Owens” non è diventato certo celebre quanto l’immortale “Stockton to Malone”, ma sicuramente è stato un plus clamoroso in LBA. Air Owens è decollato a ripetizione sui due lati del campo, convertendo gli alley oop dell’alzatore Colbey e volando a stampare “veloci” sui malcapitati avversari che si avventuravano nell’area biancorossa. Bravi società, coach e compagni a credere in Tariq quando i tifosi mormoravano già “taglio, taglio”.
Giovanni De Nicolao 6: voto di stima. Nelle prime due stagioni (soprattutto nel girone di ritorno della seconda) Denik si era fatto apprezzare in quello che probabilmente è il suo ruolo ideale, cioè da “scudiero” (o da contrappeso) di Marcus Keene. Il moneyball ha invece messo a nudo una pericolosità offensiva piuttosto battezzabile e gambe non troppo esplosive per andare al ferro. Insieme a Ferrero il punto di riferimento italiano della squadra, comunque sempre positivo e disponibile con tutti nonostante una stagione poco gratificante dal punto di vista personale.
Librizzi 6.5: passato in pochi mesi dall’inatteso (e per certi versi clamoroso) quintetto base di coach Roijakkers a una sequenza di n.e., “Libro” non si è lasciato abbattere e col tempo ha ritrovato minutaggio sottraendolo a De Nicolao, fino a diventare il primo cambio degli esterni (quasi mai da handler però). Cuore, gambe alla dinamite, ottimo tiro dagli angoli. Il ragazzo di Sant’Ambrogio riparte da qui, provando a svilupparsi per giocare in quello che dovrebbe essere il suo ruolo, quello da cambio del playmaker, vista anche la stazza ridottissima e il tonnellaggio ancor di più.
