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Il modello Varese resiste all’assalto dei capitali americani in Serie A

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NBA Europe
Foto L.Canu / Ciamillo-Castoria

La Pallacanestro Varese non è in vendita, e non lo sarà. Almeno non nei termini in cui il basket italiano sta cambiando pelle, con capitali americani che entrano sempre più prepotentemente nel campionato di Serie A. Il modello costruito da Luis Scola — ribadito più volte in pubblico e in un’intervista rilasciata a LBA TV — sembra impermeabile alle logiche dei fondi stranieri che stanno guardando con crescente interesse al basket europeo di vertice.

Il basket italiano e la corsa agli investimenti americani

Come scrive La Prealpina, lo scenario di fondo è chiaro: la “guerra” sotterranea tra il progetto NBA Europe e EuroLeague sta rendendo il basket continentale sempre più appetibile per i capitali d’oltreoceano. I segnali si moltiplicano. Da Matt Rizzetta, che ha rilevato i vecchi proprietari di Napoli, fino al tandem Donnie NelsonLuka Doncic che ha portato nuova linfa a Cremona (diventata ora Roma SPQR, ndr), passando per Paul Matiasic — ex proprietario unico di Trieste, ceduta a una nuova proprietà straniera dopo aver parlato di 17 milioni investiti in tre anni. Matiasic ha poi scelto di investire in una città dove il basket non è storicamente di casa come Roma, seconda per pubblico in Serie A.

Nella stagione 2026/27, il 25% delle proprietà della Serie A batterà bandiera a stelle e strisce: le due società romane, Trieste e Napoli. E sulla Virtus Bologna si sarebbero già mossi tre fondi stranieri, in attesa che venga completato il nuovo impianto in Fiera, con la garanzia di non spostare il club dalla sua sede.

Il quadro economico del campionato racconta tutto: nella stagione 2024/25, 14 società su 16 hanno chiuso in rosso, con un passivo complessivo superiore ai 39 milioni di euro. Solo Trento e Venezia si sono dimostrate virtuose. Il fatturato aggregato si è attestato a 178 milioni, dei quali 6,5 riconducibili a Varese. La perdita d’esercizio della Pallacanestro Varese ha segnato -1,747 milioni.

Il modello Varese: principi prima dei capitali

In questo contesto, la Pallacanestro Varese rappresenta un caso a parte. La partnership con RedBird — il fondo di Gerry Cardinale, finalizzata al progetto NBA Europe — non ha scalfito i principi fondativi del club. Anzi, secondo quanto emerge, è stata proprio la solidità gestionale a rendere Varese attrattiva per un operatore del calibro di RedBird. Il club mette il know-how, il fondo americano stanzierà le risorse.

La condizione di partenza di qualsiasi trattativa è stata la tutela dell’identità: continuità della sede a Masnago per le partite di campionato e mantenimento del nome del club. Nessuna deroga su questi punti.

Sul fronte della gestione interna, dal 2022 a oggi i conti sono stati risanati e l’asticella delle ambizioni si è alzata progressivamente. Il bilancio 2024/25 era ancora in rosso, ma nuovi soci e nuovi sponsor si sono avvicinati al club anche in assenza di risultati sportivi di rilievo. A Brescia — quarta per pubblico in Serie A — il contributo di Mauro Ferrari per la stagione appena conclusa era stimato attorno ai 5 milioni di euro. Ferrari, ex proprietario unico del club lombardo che ha venduto a Paul Matiasic, ha commentato così il momento del basket italiano:

“Senza Brescia e Cremona, ci sarebbe stato qualche altro presidente a vendere la serie A ai fondi americani decisi a investire su Roma.”

Una frase che fotografa bene le tensioni di un campionato in trasformazione, dove la solidità di alcuni club ha probabilmente rallentato — o almeno condizionato — la velocità con cui i capitali stranieri stanno ridisegnando la mappa delle proprietà.

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Stefano Sanaldi
Quello con la palla a spicchi è stato amore a prima vista. Una volta appese le scarpe al chiodo, ho deciso di allenare le nuove generazioni per rimanere in questo fantastico mondo. E poter scrivere di pallacanestro è un piacere e un onore.

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