2Q
- Caratteristiche opposte degli elementi in uscita dalla panchina: Cooke Jr. è meno mobile ma molto più verticale rispetto a Biligha, indi per cui la Virtus droppa su qualsiasi suo blocco ma inevitabilmente subisce a rimbalzo difensivo. Menalo è molto meno creativo e playmaker di Shengelia ma ha un range di tiro più ampio del georgiano, per natura e indole, rendendo così il Pick&Pop una delle prime alternative se il 2002 croato è il bloccante e non l’ultima spiaggia come nel caso di Toko.
- Linee guida dell’attacco di Trento contro la second unit della Virtus: trovare vantaggi attaccando Smith dal palleggio e Belinelli lontano dalla palla.
- Bologna è sì concentrata ma stanca: errori di comunicazione sui cambi e una limitata fisicità al ferro in entrambe le metà campo sanno di gambe e cervelli annebbiati dalla fatica. Da show la difesa di Trento, col rientro di Biligha, passa al blitz sul P&R, aumentando ulteriormente l’altezza e l’intensità dell’uscita del lungo nel mettere pressione sul palleggio e costringendo la Virtus a faticare ancor di più.
- 34-35, primo adeguamento difensivo di Trento al post di Shengelia: il centro di Galbiati (Biligha) non mantiene una marcatura a uomo ma si schiera al centro di una zona 2-3, in modo da coprire il centro, evitare ribaltamenti facili e avere un corpo in più nei paraggi. Mickey non è immediatamente pronto a leggere la modifica e spaziarsi di conseguenza: invece di andare al tiro libero si posiziona sulla tacca del lato debole, non garantendo una circolazione migliore al proprio attacco.
- Sprazzi del vecchio Cordinier, quello pasticcione ma atleticamente una spanna sopra tutti palla in mano. A Trento il francese è meglio come tiratore spot-up (segnale comunque inequivocabile di un miglioramento) che come creatore: ottima la difesa di Hubb e di Trento a lasciargli più spazio possibile nella tasca per “farlo pensare” il più possibile.
- Collassare in area e concedere le triple in angolo è una strategia che raccoglie dividendi quando le % avversarie sono basse ma che è tremendamente frustrante agli occhi esterni quando invece la retina si muove. Continuerà a essere una scelta consapevole, anche quando Alviti e Grazulis ne metteranno 3 a referto ogni possesso. Alla lunga le Analytics danno ragione al pensiero difensivo di Banchi, ma in serate di grazia da fuori di tiratori notevoli come quelli della Dolomiti Energia Trentino il divario all’intervallo può anche essere di un solo punto anche quando apparentemente le forze in campo sono più sbilanciate.
3Q
- Difesa perimetrale della Virtus rifocillata dopo l’intervallo lungo: con intensità dei bolognesi, nessuna squadra LBA trova vantaggi a meno che non abbia scritto Olimpia sul petto; senza intensità sulla palla, anche squadre meno dotate trovano angoli e linee di penetrazioni per finire al ferro o trovare uomini liberi negli angoli. L’impressione, a prescindere dall’avversario, è che però dipenda tutto dalla Virtus.
- Shengelia miglior passatore d’Europa dal pitturato, specie se in situazioni dinamiche? L’assist per il 2+1 di Abass in transizione non darà certo credito a chi sostenga il contrario.
- Punto che esula dalla singola gara del T Quotidiano Arena ma che purtroppo coinvolge la tendenza delle riprese televisive delle competizioni europee degli ultimi anni: perché cambiare inquadratura DURANTE l’azione e non tra un possesso e l’altro? Perché cambiare zoom e punto di vista nel mezzo di uno sviluppo difensivo o offensivo, non dando la possibilità allo spettatore a casa di capire dove eventualmente stia l’errore o la magia, magari persisi nello stacco tra una camera e l’altra?
- Devontae Cacok a.k.a. La Pera Di Energia Di Cui La Virtus Necessita Nelle Settimane Di Doppio Turno. Perché se l’impatto e il minutaggio di Abass dipenderanno dalle % da fuori, quelli dell’ex CSKA saranno parametrati sull’apporto contagioso di vibratilità sulle linee di passaggio e sui vantaggi garantiti in una notevole corsa sui 28 metri per trovare canestri veloci e spettacolari in transizione. In momenti dove, usando un gergo tennistico, si vogliono “accorciare gli scambi” perché fisicamente in condizioni peggiori rispetto all’avversario di turno, avere valvole di sfogo meno squisitamente tecniche ma più propriamente vivide è prerogativa ed esclusiva delle big di LBA.
- 5′ da inizio 3Q e gli unici due canestri di Trento sono state triple allo scadere dei 24″ di Hubb con la mano di un difensore virtussino in faccia. Talento tecnico, sudditanza fisica.
- Portare il blocco del P&R più vicino alla linea di metà campo del solito per garantirsi spazi e ritmi diversi per attaccare gli adeguamenti difensivi: se Cooke Jr prende contatto col difensore di Ellis a 10 mt e non a 8 mt dal ferro Mickey si trova almeno un paio di passi in arretramento da coprire in drop, con maggior visione e decimi di secondo “regalati” al palleggiatore per connettersi al roll del lungo e sfruttare ogni briciola della sua verticalità. Attacco a metà campo sì, ma quando con “metà campo” si intende TUTTA la metà campo.
- Tripla in Catch&Shoot di una guardia italiana della Virtus sul consegnato in palleggio (dribble hand off) del lungo. Marco Belinelli e 3 punti al tabellone? No, Alessandro Pajola e un tiro che non sfiora nemmeno il primo ferro. La differenza (ancora) si vede.
- Possesso finale del quarto nuovamente nelle mani di Trento, stavolta per ridurre il -12 creato dalla tripla di Menalo: Ellis palla in mano, slip di Hubb per costringere la Virtus a una scelta drastica: cambiare e far gestire a Belinelli un 1vs1 dinamico o far inseguire Smith senza un aiuto dall’uomo in angolo? Le guardie di Banchi optano per la prima; Beli battuto, aiuto di Mickey, scarico di Ellis, schiacciata da highlights di Cooke. Lucidità.





