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Virtus-Maccabi: La forma dell’acqua | EuroLeague GamePlan

Massimiliano Bogni by Massimiliano Bogni
9 Dic 2023
in EuroLeague, GamePlan
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Virtus Maccabi
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1Q

Ancor prima di iniziare, rivedere nei 12 in distinta Achille Polonara anche in EuroLeague è la cosa più bella della serata, a prescindere da quella che saranno prestazione e risultato finale.

  • Marcature tra i rispettivi quintetti iniziali: lato Virtus: Hackett-Colson, Cordinier-Baldwin, Dobric-Brown, Shengelia-Cohen, Dunston-Nebo; lato Maccabi: stessi accoppiamenti, a parti invertite. Ali piccole sugli handler primari e viceversa (Hackett-Colson e Dobric-Brown), per avere massima pressione sulla palla sin dai primi secondi dell’azione.
  • Prima partenza in quintetto per Dobric, risposta di Banchi per pareggiare l’intensità e il dinamismo del quintetto israeliano e inserire Belinelli in un secondo momento.
  • Primo obiettivo in attacco per la Virtus, senza Belinelli in uscita dai blocchi: ricezioni profonde di Shengelia in post. Il Maccabi inizia senza aiutare o raddoppiare, accettando di caricare Cohen di falli.
  • Inizio della Virtus sui P&R centrali di Baldwin in drop. Primo aggiustamento difensivo: a portare palla nel Maccabi in apertura è Baldwin, Dobric non ha più la funzione di “rallentare” l’handler e viene spostato su Colson, lasciando lo spagnolo alle cure a metà campo di Hackett.
  • Primi possessi offensivi della Virtus utilizzando i blocchi sulla palla: il Maccabi cambia con Nebo sui P&R, Hackett non conclude ma legge difesa da lato debole trovando Shengelia. Rispaziature perfette del georgiano, abile a sfruttare anche il rimorchio off ball in transizione. Shengelia-Maccabi 7-5.
  • Primo aggiustamento difensivo del Maccabi: cambio sistematico su tutti i blocchi e raddoppio dalla guardia di lato forte sul post di Toko. Attenzione alla relocation della Virtus, priva inizialmente del migliore elemento a roster per farlo, ossia Marco Belinelli.
  • A transizione del Maccabi risponde doppio reject di Cordinier per non innescare la catena di switch: a ritmo alto si risponde con attacchi altrettanto rapidi, a rivedibile difesa al ferro si risponde con pressione costante dall’altra parte. La Virtus asseconda come nessuno in Europa, al momento, il flow delle gare.
  • Prima, primissima opzione offensiva del Maccabi: non permettere a Bologna di far arrivare i propri lunghi in area e attaccare il pitturato sguarnito senza troppi fronzoli o set.
  • Metà primo quarto, 12-12: primo possesso parzialmente a zona del Maccabi. 2-3 sulla rimessa da tiro libero segnato, passaggio a uomo dopo il superamento della metà campo accoppiandosi con l’uomo più vicino, no switch sui blocchi ma drop del lungo e stunt da lato debole sulla penetrazione verso il centro.
  • Con Rivero al posto di Nebo, il principale creatore dal gomito per la Virtus è Dunston: sfruttare il movimento di Dobric per servire i tagli o giocare il P&R sui consegnati sfrutta la minore aggressività dell’ex Valencia rispetto al titolare.
  • Sui P&R giocati da Rivero la Virtus non droppa più ma difende con show di Dunston e tag di uomo da angolo di lato debole: tempi e aggressività dell’aiuto diventano fondamentali.
  • Nessun rimbalzo difensivo è ottenuto “gratis” o facilmente dalla Virtus: la richiesta atletica per gestire la folle fame di rimbalzo offensivo del Maccabi, in transizione come a metà campo o da tiro libero sbagliato, è un fattore che all’inizio della gara può essere solo un numero accanto a OREB, ma che alla fine può presentare il conto delle energie sotto molte più voci statistiche.
  • Belinelli da 3 dovrebbe avere ancora meno compiti nella creazione dal palleggio, ma l’impatto offensivo del beli non è quello atteso: con Hackett e Lundberg sul parquet, perché è il capitano a gestire il P&R? Scelte dello staff da una parte, lettura dei giocatori (in questo caso) dall’altra.
  • Anche nella metà campo difensiva, i primi minuti del capitano sono negativi. Qui però è figlio di un’errata assegnazione dalla panchina: davvero Belinelli su Brown e Hackett su Cleveland?
  • Rimbalzo offensivo, sempre, con tutti: con quei corpi a disposizione, vedere generare così tanti extrapossessi agli israeliani è tanto frustrante quanto – doppiamente – faticoso da accettare. Sostanzialmente nessuna pressione sulla palla nei primi metri di campo (e come si potrebbe fare con Belinelli su Brown?), vantaggi dinamici nei primi 5″ dell’azione e posizionali nei pressi del ferro. Dopo 8′, la sensazione è che la Virtus stia facendo il solletico ai gialloblù.
  • Non solo fisicità, ma anche tocco e sensibilità per adeguarsi allo spazio a disposizione: se la Virtus risponde con la drop sui P&R per avere il lungo più vicino al ferro e non esporsi ulteriormente a rimbalzo, ecco che il Maccabi risponde con pocket pass e runner del 4 (Sorkin o Rivero).
  • Ad attacco sopraritmo del Maccabi risponde, proprio per togliere vigore e continuità alla squadra di Kattash, un attacco più minimale e sincopato della Virtus: post di Hackett su Tamir Blatt, lavoro di bilanciamento di Rivero dal gomito di lato debole per togliere le linee di passaggio sul ribaltamento avvicinandosi e posizionandosi al tiro libero, attirare il raddoppio sul fondo e sfruttare la relocation su lato forte di Mickey. A tenere la Virtus a contatto è la fiducia nel proprio tiro da 3 e percentuali che la premiano.

2Q

  • Jaleen Smith e Iffe Lundberg: senza il Ministro Pajola, la Difesa POA della Virtus mostra tutti i suoi galloni in apertura di quarto. Il primo blocco del Maccabi è portato dopo 11″ dell’azione: primi segni di un baricentro difensivo virtussino alzato di 5 mt? Quando Baldwin e Brown non sbagliano un jumper dal midrange, tutto è inutile; non appena il tiro dal palleggio non entra e l’esposizione a rimbalzo è la stessa, la transizione difensiva si espone alla capacità di Shengelia di leggere i corridoi liberi di fronte a sé.
  • Belinelli si prende una tripla in transizione che solo Belinelli può prendersi, anche in serate dove non ha le percentuali solite. La fiducia della Virtus, però, si vede nella reazione all’errore del capitano: applausi e “5” battuti, anche da Smith che ha dovuto spendere fallo per fermare lo sbilanciamento in difesa. Fiducia, fiducia, fiducia.
  • O il Maccabi corre o la Virtus ha difensori sulla palla di troppo alto livello per non prevalere nei 40′: se pure il primo set che prevede un’uscita dai blocchi (pin down su lato debole per Brown, 6’30”) non genera vantaggio, tiri dal palleggio e P&R sono un arsenale troppo esiguo.
  • Kattash ha studiato per bene l’innovazione sulle uscite dai blocchi di Belinelli: sulla ricezione del Beli non solo il lungo del Maccabi non cambia e non raddoppia, ma mantiene il contatto col bloccante per non permetterne il roll a canestro e la ricezione sullo scarico da Catch&Shoot. Poi il lungo è Shengelia e il modo per riciclare il possesso, il georgiano, lo trova, ma scegliere meglio come difendere è complicato.
  • Raddoppi dalla linea di fondo arrivano, sui post della Virtus, se spalle a canestro vanno le guardie, e nel caso è la spaziatura sul perimetro a contare. Se spalle ci va il 4 o il 5 il Maccabi non raddoppia ma collassa, e allora è il taglio backdoor dalla guardia a sfruttare il vantaggio. Dobric è nato per questo, la Virtus sembra nata per assumere la forma del contenitore nel quale la squadra avversaria vorrebbe chiuderla.
  • Concedere pocket pass e short roll di Sorkin ha senso ed è efficace se si trasforma il lungo israeliano non in finisher ma in creator: se l’angolo di recupero del lungo e quello di aiuto del 3° uomo da lato debole non permettono una chiusura al ferro o un tiro immediato sulla ricezione, Sorkin è costretto a pensare e mettere palla per terra. Buon per tutta la difesa della Virtus (l’1vs1 in post-up con Shengelia non è solo sostenibile ma addirittura vantaggioso), meno per la circolazione del Maccabi.
  • Non saranno le palle perse di Cordinier contro il Barcellona, ma forse le rimesse da fondo in attacco sono l’unico aspetto che fa dubitare che Luca Banchi e il suo staff siano i migliori in EuroLeague nel 2023/24. Nessun vantaggio per le uscite dei tiratori, fatica nel trovare i lob per i consegnati successivi.
  • 8 rubate in meno di due quarti per il Maccabi: l’aggressività dei lunghi e le braccia degli esterni sono una combinazione letale per qualsiasi avversario europeo. Permettersi cambi sistematici significa mantenere il più alto possibile il livello fisico di POA e, in un contesto dove il miglior trattatore di palla è Shengelia, paga molti dividendi.
  • Contro i cambi su tutti i blocchi, la Virtus inizia a servire Belinelli in modo diverso a seconda del difensore che si trova sul capitano prima del blocco: se è controllato da Rivero è dai-e-vai per muoverlo sui blocchi, se da Blatt si serve un curl per sfruttare il sigillo prima del pin down.
  • Scelta estrema della Virtus sul finire del quarto: passaggio alla zona 2-3 per non esporre Belinelli all’attacco dal palleggio con troppi metri alle spalle da coprire senza aiuti. Si obbliga o Rivero o Sorkin a creare dal tiro libero, due né fini passatori né grandi lettori dei movimenti altrui palla in mano.

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Tags: GamePlanLuca BanchiMaccabi Tel AvivOded KattashTurkish Airlines Euroleague 2023/2024Virtus Segafredo Bologna

Massimiliano Bogni

Massimiliano Bogni

Hoosier. Bergamasco. Atalantino. Iscritto a Lettere Moderne in UniMi. A seconda del contesto, non necessariamente in quest'ordine. Sempre in attesa di recuperare da terra ogni briciolo di sport.

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