- Inizio di 2Q molto più appannato qualitativamente, ma con la stessa applicazione strategica del primo. Con Cacok e Hines le coperture sui P&R avversari sono più estreme ed espongono a cambi o rotazioni più frequenti, aumentando le quick decisions in quintetti non all’altezza – fisiologicamente – dei titolari. E Devon Hall che subisce il proverbiale cambio punitivo per il primo taglio backdoor sulla linea di fondo da 3° uomo del P&R.
- Primo possesso difensivo di Abass su Mirotic, possibile ago della bilancia della gara: il canturino prima cerca di negare la ricezione in post, poi invita l’ex Barcellona a mettere la palla per terra e accompagnarlo verso l’aiuto sul fondo di Cacok. Niente da fare: talento batte miglior difesa possibile, Milano a +5.
- “Play over the passing lines”, giocare oltre le linee di passaggio per minimizzare i centimetri di differenza: il time out di Banchi può sembrare un rimprovero generale dati i toni, ma arriva in realtà dopo il primo possesso in cui effettivamente un esterno di Bologna riesce a rompere la traiettoria dell’entry pass sul perimetro e procurare il primo live-ball turnover di Milano.
- L’anima di Pauly Paulicap non ha abbandonato la Segafredo Arena da sabato sera e ha trovato il corpo di Alex Poythress in cui rifugiarsi.
- Ognjen Dobric e l’attacco dello spazio di fronte a sé: che sia la linea di fondo per un taglio, il quarto di campo sulla postura scorretta du Shields o la metà campo aperta dopo un recupero da 3° uomo sullo show di Shengelia sul P&R, il serbo è in questo inizio di stagione molto meno tiratore di quanto si era visto alla Stella Rossa e con la Serbia e molto più “gamberetto pulitore” del sistema bolognese.
- Lettura dei singoli accoppiamenti: Shields ha un vantaggio nel primo passo contro Abass e Shengelia è lontano dal pitturato, Abass è molto più mobile lateralmente di Voigtmann e chiama il cambio dell’angolo di blocco di Shengelia per trasformare un back screen in flare per guadagnare maggior separazione e pareggiare a quota 40. Ecco il quintetto “non convenzionale” della Virtus: Lundberg-Cordinier-Dobric-Abass-Shengelia e apertura del primo vero slip&pop del GamePlan virtussino: Abi è l’unico che per taglia e tiro può consistentemente rispaziarsi dopo un blocco e leggere i cambi difensivi.
- Nei quintetti senza Dunston la Virtus decide di difendere hedge (tenere due scivolamenti o più) sul P&R, ruotare con l’uomo del tiratore sul rollante e bilanciare sul primo uomo di lato debole con l’uomo in guardia. Milano non ha ancora adeguato le spaziature per una prima ricezione pulita, concedendosi come unica possibilità quella di rischiare la linea verso il rollante, dove invece Melli-Mirotic-Voigtmann hanno mantenuto molto bene il controllo del corpo sugli aiuti in arrivo.
- Primo possesso difensivo del 3Q per la Virtus e prima variante tattica significativa: zona 3-2 a metà campo. Belinelli-Cordinier-Hackett la prima linea, Shengelia-Dunston la seconda. Sui tagli dalla guardia verso il tiro libero è l’esterno del terzetto di prima linea a seguire a uomo per negare la ricezione. Milano reagisce con un P&R centrale con l’uomo seguito da Belinelli come bloccante. Tentativo di zona abortito, come nei primi due possessi della gara con l’Efes.
- Palla persa, tripla sbagliata, fallo sulla partenza in palleggio di Shields: esistono approcci al 3Q migliori di quello di Cordinier.
- Forzare Mirotic a prendere decisioni che non siano il tiro in Catch&Shoot: Banchi insiste su questo, anche a costo di esasperare l’aiuto o il cambio difensivo sui blocchi, conscio del fatto che per Milano sarà sempre più conveniente cercare il lungo che sigilla il piccolo sul cambio difensivo – e quindi esporre Mirotic alle lacune da passatore – che affidarsi all’1vs1 dal palleggio di Mirotic da oltre l’arco.
- 5-14 il parziale in apertura di 3Q: mismatch Voigtmann-Belinelli spalle a canestro come specchietto per le allodole e garantirsi spazio sul perimetro e come bersaglio per due punti facili al ferro.
- Due annotazioni sul controsorpasso Virtus con la tripla di Hackett: i cambi a 3 della difesa Virtus prima del blocco settato dal lungo di Milano per cercare la ricezione nel pitturato e i piedi da primo ballerino del Bol’šoj di Tornik’e Shengelia.
- Il lavoro di Milano per trasformare Shengelia da creatore per gli altri a mero realizzatore è stato clamoroso, negando linee di passaggio ancor prima della ricezione in post basso e non concedendogli alcuna visione dal gomito. Però, come con Mirotic, talento batte miglior difesa possibile. E i minuti di riposo nel 2Q potrebbero iniziare a pagare dividendi nella seconda metà del 3Q.
- Secondo quintetto veramente non convenzionale di Bologna: Smith-Pajola-Dobric-Abass-Shengelia. Toko da 5 contro un lungo seppur atipico come Hines è un rebus irrisolvibile all’altezza del tiro libero. No linee di passaggio per gli adeguamenti di Milano, ma via al ferro liberata dal movimento di gambe del georgiano.





