- Approccio difensivo del 4Q ai limiti della perfezione di Milano: accenni di trap su Pajola fino alla metà campo per rallentare l’entrata nei giochi e accettare l’1vs1 al ferro di Abass verso l’aiuto, costringendo Abi a prendere decisioni nel traffico.
- 7-9 il computo dei rimbalzi offensivi sul +4 di Lundberg: dal 2-5 iniziale è stato notevolissimo il lavoro da parte di entrambe nel controllare il proprio pitturato. Per la Virtus Bologna, in più, da sottolineare l’apporto delle guardie, mai sbilanciatesi in transizione ma sempre a cura del proprio uomo. Anche così si spiega la maggiore “libertà” di Milano rispetto alle Vu Nere nel cercare il canestro il più velocemente possibile.
- Terzo quintetto “non convenzionale” proposto da Banchi: Hackett-Lundberg-Dobric-Abass-Dunston, con la bellezza di 0 possessi giocati insieme sino al 4Q di Bologna-Milano. Lundberg su Lo, Dobric-Tonut, Abass-Voigtmann, Hackett-Hall e Dunston-Hines gli accoppiamenti. Cambio su tutti i blocchi sulla palla che non coinvolgono Dunston (no preswitching) e massima pressione sul perimetro. Attaccare Mirotic dal palleggio con chiunque riceva in movimento (spesso Dobric) o portando blocchi sulla palla coinvolgendolo in giochi a 2 e cambiare sui pin down per l’ispanomontenegrino contenendo con Dunston l’avvicinamento al ferro.
- Shengelia è ancora in panchina a 4’47” dalla fine della gara e Bologna è ancora avanti di 7: cortesia di Gabriel Ifeanyi Iffe Lundberg, miglior creatore a giochi rotti del roster della Virtus.
- Finale con molte poche varianti strategiche ma, per il bene di tutti gli appassionati, una dose di talento elevatissima e quel pizzico di tensione tipico dei derby d’alta quota. Bologna si affida agli 1vs1 di Lundberg
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