Omer Yurtseven è tornato a OAKA, il palazzetto che fino a pochi mesi fa chiamava casa, ma stavolta con la maglia del Real Madrid. Alla vigilia delle Final Four di EuroLeague ad Atene, il centro turco ha parlato con i giornalisti ripercorrendo una stagione a dir poco imprevedibile: l’addio al Panathinaikos a campionato in corso, il passaggio in G League, una parentesi in NBA con i Golden State Warriors e infine l’approdo a Madrid, chiamato per tamponare le assenze nel reparto lunghi.
Yurtseven non potrà scendere in campo nelle Final Four perché i termini per la registrazione in EuroLeague erano già scaduti al momento della firma. Una circostanza che il giocatore non nasconde di vivere con frustrazione, pur volendo dare il proprio contributo in ogni altro modo possibile.
“Purtroppo no, ho mancato la deadline ed è davvero un peccato. Ma sono qui per rappresentare Madrid al meglio e sostenere i ragazzi. Credo che abbiamo il potenziale per vincere tutto, quindi il mio compito è incoraggiarli. Servirà il contributo di tutti, anche la mia energia dalla panchina.”
Con un pizzico di ironia, ha anche dispensato qualche consiglio ai nuovi compagni sul parquet dell’OAKA, avvertendoli che il campo può risultare un po’ più scivoloso rispetto a un normale pavimento in legno.
L’addio al Panathinaikos: “Mi è arrivata un’email”
Sulla separazione dal club greco, consumatasi durante la stagione, Yurtseven è stato asciutto ma eloquente:
“Ho ricevuto praticamente un’email dal Panathinaikos che spiegava tutto nei dettagli, poi ho parlato con il mio agente e la storia è finita lì.”
Nonostante le modalità dell’addio, il turco ha ribadito di provare ancora un forte legame affettivo con i suoi ex compagni. Ha commentato anche la clamorosa eliminazione ai playoff del Panathinaikos, che dopo essere andato avanti 2-0 in trasferta contro il Valencia Basket ha perso tre partite consecutive.
“Quella serie è stata pazzesca. Nessuno avrebbe potuto immaginare che andassero sul 2-0 fuori casa per poi perdere tre gare di fila. È una delle serie più incredibili che abbia mai visto. Voglio ancora bene a tutti i miei ex compagni, al cento per cento. È un peccato che non ce l’abbiano fatta, ma questo è il basket.”
Tornare all’OAKA con altri colori addosso ha generato sensazioni contrastanti: tutto gli è sembrato familiare varcando l’ingresso, eppure profondamente diverso. Una stranezza che Yurtseven ha descritto come surreale, considerando quanto la sua stagione abbia cambiato direzione in modo inatteso.
La parentesi NBA e l’esperienza con Curry e Kerr
Piuttosto che soffermarsi sulle difficoltà, il centro ha preferito guardare a ciò che di positivo è arrivato dopo la rottura con il Panathinaikos. Dalla G League si è guadagnato un’opportunità con i Warriors, disputando nove partite in NBA.
“Qualunque cosa sia successa, ho continuato ad andare avanti. Sono andato in G League e ho provato a risalire — e ci sono riuscito. Ho avuto la possibilità di imparare da uno dei più grandi allenatori e di giocare con uno dei migliori giocatori del pianeta, Steph Curry. È stato davvero speciale.”
Yurtseven ha sottolineato quanto abbia appreso in poco tempo a Golden State, citando in particolare Draymond Green e Steve Kerr come figure da cui ha assorbito abitudini di lavoro preziose. Un bagaglio che ora porta con sé a Madrid, in attesa di capire cosa riserverà il futuro.
