Napoli Basket è ufficialmente in tilt. La quarta sconfitta nelle ultime cinque gare, l’ultima contro Venezia (64-79), certifica la confusione tecnica e mentale di una squadra che sembra aver smarrito la bussola. A Fuorigrotta va in scena una partita mai davvero in discussione, persa prima ancora che sul parquet, nella testa.
La Reyer, senza R.J. Cole, fa il minimo indispensabile. Gli uomini di Neven Spahija, terzi in Serie A e squadra di livello europeo, si limitano a gestire il ritmo affidandosi al più classico dei giochi: l’alto-basso. Tanto basta. Ecco l’analisi tratta da Il Corriere del Mezzogiorno.
Venezia senza forzare, Horton domina
Napoli non ha risposte. Venezia sì, semplici e chirurgiche. Horton crivella la retina con 15 punti, sfruttando sistematicamente i vantaggi interni contro una difesa passiva e spesso disorientata. Gli orogranata non accelerano mai davvero, ma controllano dal primo all’ultimo possesso.
Un segnale preoccupante per gli azzurri: perdere senza costringere l’avversario a faticare è sempre il sintomo peggiore.
Totè solo nel deserto
Napoli arriva al match in emergenza: Caruso fuori per una distorsione alla caviglia alla vigilia, Croswell di fatto già fuori dal progetto. In campo però c’è – e ci sarà ancora a lungo – Leo Totè, che ha appena firmato fino al 2027.
Contro Venezia è il solito predicatore solitario: 20 punti, presenza offensiva costante, energia. Ma attorno a lui il vuoto.
I cosiddetti “tre Magi” – Mitrou-Long, Flagg e Simms – producono insieme appena 16 punti. Un dato che fotografa la serata e, più in generale, il momento.
Simms, un ritorno mai davvero avvenuto
Particolarmente deludente la prova di Simms, ex di turno, completamente inefficace. Spahija era stato chiarissimo:
«Non lo abbiamo confermato perché non aveva qualità».
Parole dure, forse eccessive, ma che oggi trovano riscontro nella realtà. Il problema del lungo americano sembra essere la discontinuità nell’arco della stagione, una lacuna che Napoli sta pagando a caro prezzo.
Mercato in arrivo, ma il problema è più profondo
Nelle prossime ore a Napoli dovrebbe arrivare un esterno americano. Lo ha confermato coach Magro in conferenza stampa:
«Lo stiamo cercando».
Ma il punto va oltre la scelta tecnica. Questa squadra sembra aver perso la sua dote migliore: l’anima. Quella compattezza emotiva e identitaria che aveva reso Napoli un avversario scomodo per chiunque.
Ritrovare se stessi prima delle Final Eight
Con le Final Eight alle porte, il tempo stringe. Prima ancora di schemi, rotazioni e innesti, Napoli deve ritrovare se stessa. Senza anima, senza fiducia e senza leadership condivisa, nessun innesto potrà bastare.
La stagione non è finita. Ma il rischio di smarrirla sì.





