Chissà se l’avvocato Paul Matiasic si sarà visto la partita della “sua” Trieste contro Venezia. Chissà se avrà letto quello striscione della curva che ricordava come la “sua” squadra sia un patrimonio della città. E chissà se avrà notato con quale calore la tifoseria appassionata l’abbia incitata, con quella consapevolezza — ormai più che un timore — di fare il tifo per qualcosa che non è più loro.
Chissà se gli avranno riportato le parole del coach avversario, che ha espresso sdegno per il mercanteggiare un titolo sportivo, auspicando che Trieste rimanga a Trieste, come qualsiasi etica legata allo sport imporrebbe. Quanti “chissà” la palla suggerisce, allora, come palla della settimana.
Il miraggio romano e i dubbi sul progetto
Non sono finiti qui, perché ci chiediamo se qualcuno vicino al dinamico visionario business-man californiano — sono sempre di meno i solidi legami con queste amate terre — gli starà suggerendo alcune considerazioni basilari.
Punto primo: la NBA è quanto di più distante possa esistere dal concetto di attaccamento, tifo e passione con il basket italiano ed europeo. In America il basket della NBA è spettacolo, show, esibizione muscolare più che tattica, da gustare sgranocchiando un hamburger con Coca ghiacciata.
Punto secondo: quanti anni ci impiegherà la “scafata” Roma a far “sua” una squadra traslocata dal Nord-Est per rilanciare il basket della capitale, dove alla parola passione mette nell’ordine: la Roma e il calcio al primo posto, al secondo e al terzo. Al quarto c’è la Lazio? Quanti anni ci vorranno per animare il PalaEur di Roma Sud, aspettando la NBA Europe prevista non prima della stagione 2028/29?
A crederci fermamente, al fianco del nostro Paul, c’è però il guru degli italici coach, Ettore Messina, che “stanco” della Milano da bere sta facendo armi e bagagli per tentare la grande avventura con i fondi americani di chi sappiamo. Non si sa se Trieste sarà disposta a fare loro gli auguri più sinceri.
Il pubblico di Trieste e la domanda finale
Un ultimo alert: per quanto ancora il pubblico di Trieste sarà disposto ad applaudire, tifare e soffrire per una squadra che inizia a non sentire più sua? Per di più proprio in vista delle partite che valgono l’accesso ai playoff — ancora da mettere in cassaforte — e alla conquista del sesto posto che consentirebbe all’avvocato Paul di portarsi a Roma anche l’accesso alla coppa europea?
Si crede che tutto questo il buon Mike Arcieri abbia cercato inutilmente di spiegarlo all’avvocato. Ma lo “sciagurato” non rispose. E non lo farà nemmeno davanti alle tante domande e agli accorati appelli che un po’ tutti gli stanno rivolgendo. È già tempo di guardare al domani e pensare a come far tutto da soli.
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