Il discorso pre-partita è uno dei momenti più mitizzati del basket. Film, serie TV e immaginario collettivo lo hanno trasformato in un rito quasi magico, capace di ribaltare risultati e accendere squadre. Ma è davvero così? Nel podcast Mentalità, il mental coach Gabriele Colombo smonta il luogo comune e offre una lettura più precisa — e molto più utile — di cosa succede davvero in quello spogliatoio nei minuti prima della palla a due.
Mentalità è anche un’app, creata proprio da Gabriele per aiutare chiunqua voglia essere seguito, inziare un percorso o anche solo provare a capire qualcosa di più dell’aspetto mentale applicato allo sport e al basket. Chi volesse provarla può andare su: gabrielecolombo.coach e con il codice BACKDOOR, chi scarica l’app e lo inserisce ha un mese gratis di pacchetto Mentorship e il 40% di sconto sul rinnovo del mese successivo. Un ottimo modo per capire meglio il mondo dello sport e capirsi meglio per avere migliori performance, nell’attività sportiva e nella vita.
Mentalità è il podcast che crea la TUA FORZA MENTALE
“Il discorso pre-partita, quel momento in cui tu in sette minuti, quindici minuti, due minuti, se sei bravo, oppure venti minuti, se magari sei un po’ logorroico, crei un momento fondamentale.
Ti tolgo subito il dubbio: la vittoria o la sconfitta non dipendono da quel discorso. Non sarà quel discorso a farti vincere la partita, a motivare i tuoi giocatori. Io credo che la motivazione non esista in sé come termine, come viene definita sui generis. Esiste il motivo per cui uno fa un’azione, da cui motivazione. Esiste il perché, ma non è il punto da cui partire.La motivazione, essendo il perché uno fa una cosa in una squadra, è qualcosa che spesso è difficile da capire. A volte è un perché non detto, a volte è un perché che neanche il giocatore sa che esiste. Mi capita che un allenatore mi dica ‘quello mi sembra motivato, mi dice sempre che vuole, vuole, vuole’, poi arriva in campo e non ce la fa. Ecco, nel tema motivazionale viene messa un po’ troppa roba. Io parlo invece di attivazione.
E’ più efficace parlare di attivazione e non di motivazione. L’obiettivo del discorso pre-partita è attivare quei perché, attivare il come, attivare il cosa nella mente dei giocatori. E dalla mente si passa al corpo: fare in modo che il discorso non sia solo cerebrale, ma che vada ad attivare il corpo dei tuoi giocatori.
Il primo punto fondamentale è questo: al discorso pre-partita dai un solo compito — quello di non fare danni. Non appesantire un giocatore, non mettere ansia, non mettere tensione eccessiva, non mettere troppa tranquillità. Evita di scimmiottare i film.
Ricorda che se tu parli sette minuti, un giocatore di media si ricorderà trenta secondi — quello che nella sua testa ha fatto breccia. Il tuo discorso non è un libro, è qualcosa che va a prendere la testa di più giocatori contemporaneamente. Spesso ascoltano, spesso non ascoltano, ma una frase di quel discorso la sentono sempre. Quindi devi essere bravo a fare — se ne hai dodici — dodici piccoli discorsi che vadano a colpire ognuno.
Il discorso bello di un buon allenatore è vagamente generico, abilmente vago, come diceva Milton Erickson: deve essere qualcosa che in maniera abile riesce a restare vago. Più vago è, più la gente si ricorda qualcosa. Quando dico ‘quando sei convinto come squadra andremo fino all’obiettivo’, la frase è secca, arriva, non c’è bisogno di altro.”
