La NBA fa sul serio con l’Europa. La lega nordamericana ha comunicato agli investitori l’intenzione di impegnare oltre 3 miliardi di dollari nel progetto di una nuova competizione continentale di basket, sviluppata in partnership con la FIBA, come riporta Financial Times. Un’accelerazione significativa, arrivata dopo che diversi potenziali acquirenti di franchigie avevano sollevato dubbi sulla sostenibilità economica del modello inizialmente proposto.
Perché la NBA ha alzato la posta
La scadenza morbida per le offerte sulle 12 franchigie previste era fissata a fine marzo. La NBA ha poi comunicato di aver ricevuto un interesse significativo: alcune proposte si sono collocate nella fascia target tra 500 milioni e 1 miliardo di dollari, altre hanno superato il miliardo. Tuttavia, diversi interessati hanno fatto sapere in via riservata che le proiezioni di ricavo della lega non giustificavano le valutazioni richieste per i team, con preoccupazioni concrete sui tempi di ritorno economico.
La risposta della NBA è arrivata rapidamente: pagamenti annuali garantiti per ogni franchigia e un prize money più consistente, con l’obiettivo esplicito di proteggere i club dalle perdite nella fase di avvio. Chi conosce il dossier ha descritto le modifiche come “aggiustamenti misurati” per ridurre il rischio percepito dal mercato. L’investimento complessivo coprirebbe anche marketing, supporto operativo e le perdite iniziali durante il lancio, consentendo ai club partecipanti di non dover versare capitale aggiuntivo nei primi anni.
La struttura della lega e chi c’è dietro
Il formato prevede 12 franchigie permanenti iniziali — non soggette a retrocessione — più quattro-sei posti aperti ogni anno alle squadre europee esistenti in base ai risultati sportivi. Un ibrido tra il modello chiuso americano e la tradizione meritocratica europea. NBA e FIBA deterrebbero inizialmente il 52% della nuova lega, con il restante 48% distribuito tra i club partecipanti. La quota delle due istituzioni si diluirebbe progressivamente con l’ingresso di nuovi team.
Tra le parti che hanno manifestato interesse figurano nomi di primo piano della finanza globale: Blackstone, CVC Capital Partners, RedBird Capital Partners, General Atlantic, BlackRock, BC Partners e Oaktree Capital Management. I fondi di private equity, da regolamento, non possono detenere quote in franchigie NBA dirette — e la nuova lega rappresenta quindi un canale alternativo di accesso al basket professionistico ai massimi livelli. Più di 20 club tra basket e calcio, incluse diverse squadre di Eurolega, hanno già partecipato al processo. JPMorgan Chase e la merchant bank Raine Group affiancano la NBA come advisor.
Il progetto è ancora in evoluzione — chi lavora al dossier ammette che la proposta iniziale era volutamente aperta e soggetta a revisione — ma la direzione è tracciata. La NBA vuole un prodotto europeo strutturato, finanziariamente solido e capace di attrarre capitali istituzionali. Per l’Eurolega, che non è ancora entrata ufficialmente nel processo, le prossime settimane saranno decisive: restare fuori da questa architettura significa rischiare di essere ridisegnati dall’esterno. Per il basket europeo in generale, siamo probabilmente di fronte alla trasformazione più rilevante degli ultimi decenni.
