Andrea Trinchieri, voce di LBA Tv nella stagione 2025/26, ha osservato da vicino il campionato italiano e ha dedicato una riflessione articolata all’Openjobmetis Varese, tracciando un bilancio che va ben oltre il risultato dell’ultima partita per “La PRealpina”
«Bisogna essere lucidi nel giudicare un libro per intero e non solo per l’ultimo capitolo. C’è delusione per la sconfitta di Bologna, ma le valutazioni debbono essere complessive e ritengo che si possa essere soddisfatti. Si poteva fare meglio? Sì, ma anche molto peggio, per come era iniziata la stagione. Ma soprattutto l’OJM era figlia di una strategia e un’idea, e questo merita sempre rispetto».
Il punto di partenza, per Trinchieri, è proprio questo: Varese non è arrivata alla stagione per caso, ma con un progetto riconoscibile. La salvezza conquistata con largo anticipo ne è la conferma più concreta.
Un sistema spinto agli estremi
Il modello di gioco dell’OJM ha una sua logica precisa, ma anche limiti strutturali che Trinchieri non nasconde.
«È un sistema spinto agli estremi che ha dato frutti garantendo identità difensiva e offensiva. La squadra si è salvata in larghissimo anticipo, ma come sempre quando scegli gli estremi devi accettare le conseguenze, ossia partite in cui il sistema non regge perché non sei in forma. Inoltre è perfetto per vincere partite in stagione regolare, non per le partite decisive dove la tensione fa pesare di più il singolo possesso».
Un sistema che richiede caratteristiche fisiche precise: guardie con taglia e aggressività difensiva, atletismo diffuso tra ali e lunghi. Quando questi requisiti vengono meno, il meccanismo si inceppa. Trinchieri ricorda che all’inizio della stagione c’erano esterni non adatti ad aggredire la palla, un problema di compatibilità con l’identità scelta.
Sul fronte individuale, il giudizio sui singoli è diretto. Iroegbu ha espresso una verticalità assoluta nel gioco uno contro uno, con il prezzo di avere spesso il pallone tra le mani anche nelle situazioni meno favorevoli. Moore viene descritto come limitato ma moderno. Su Nkamhoua, invece, il ragionamento è più articolato: guardia capace di marcare i pivot, attaccante di talento ma classificato come “volume scorer”, con un punto interrogativo aperto su quanto possa incidere a livelli più alti.
La vetrina come strategia di mercato
C’è poi una chiave di lettura che riguarda l’attrattività del progetto varesino sul mercato dei giocatori.
«Depenalizzare gli errori e supportare i giocatori che giocano felici senza essere appesantiti, è strategia ottimale per reclutare sul mercato senza budget infinito. Varese è attrattiva perché offre una vetrina: il miglioramento sta nella convinzione e nella fiducia delle statistiche che ti mettono in evidenza. Magari sono dopate dal numero elevato dei possessi, ma la strategia di Varese è sagace».
Un avvertimento implicito, quello sulle statistiche gonfiate dall’alto ritmo di gioco, ma che non intacca il giudizio complessivo: per Trinchieri, la strategia dell’Openjobmetis resta intelligente e coerente, capace di rendere Varese una destinazione appetibile anche senza risorse illimitate.
