Il premio di miglior Under 22 della Serie A Unipol 2025/26 è arrivato nel giorno del suo compleanno. Un dettaglio che Saliou Niang ha accolto con il sorriso di chi non si lascia travolgere dalle circostanze, né in positivo né in negativo. «Sono sempre lo stesso Sal», dice l’ala della Virtus Bologna a Il Corriere dello Sport, con la convinzione di chi ha già imparato a tenere i piedi per terra:
«Grazie. È un premio che mi inorgoglisce e mi spinge a guardare avanti mettendo sempre lo stesso impegno per cercare di migliorare. Non ho mai considerato un obiettivo raggiunto come punto d’arrivo. E come potrò d’altronde, ho tanta strada da percorrere.»
Niang gioca in Eurolega con la Virtus Bologna, veste la maglia della Nazionale italiana e a giugno 2025 è stato selezionato con la 59ª scelta al Draft NBA. Un percorso costruito passo dopo passo, partendo da Trento.
Trento, il fratello e la serie che verrà
Il legame con la Dolomiti Energia Trento è profondo, non solo sportivo. Niang ne parla con affetto autentico:
«Trento è un posto fantastico per vivere e fare pallacanestro. Mi hanno accolto a braccia aperte, ero un ragazzino e mi hanno accompagnato nella mia crescita come giocatore e come uomo. È stato il luogo ideale per i primi passi da professionista.»
Ora lo attende una serie playoff speciale, anche per la presenza del fratello Cheickh dall’altra parte. Un incrocio che mescola affetto e competizione:
«Affronterò mio fratello Cheickh, sarà un’emozione ma in campo resta un avversario.»
E sul confronto diretto:
«Vedremo, dovrò dimostrarlo in partita.»
Sul Draft NBA e sul futuro, Niang non si distrae:
«Di questo ora vorrei non parlare. Per il presente ci sono i playoff da giocare e uno scudetto da difendere. Sono concentrato su questo.»
Hackett guida, l’Eurolega scuola di crescita
Per Niang, l’Eurolega è una palestra quotidiana di alto livello, fatta di intensità e apprendimento costante.
«Ogni partita può essere una lezione da cui imparare qualcosa.»
Tra i compagni di squadra, il riferimento è Daniel Hackett:
«Non si risparmia mai, è un leader capace di correggerti in campo e avere la parola giusta in ogni momento.»
Infine, un messaggio ai giovani:
«Il talento è importante, ma tutto va allenato. Ho subito infortuni che mi avrebbero potuto piegare. Mi hanno invece reso più forte. La cultura del lavoro deve alimentare qualunque sogno.»
Sulla Nazionale, nessuna esitazione: l’azzurro resta una delle emozioni più forti della sua carriera, vissuta senza sentirne il peso.
