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Brescia, addio alla Serie A. Il patron Ferrari: «I 4 milioni per fare la LBA non ci sono»

La storia della Germani Brescia in Serie A si chiude nel modo più drammatico. Quella che doveva essere una conferenza stampa di chiarimento nella sede di San Zeno si è trasformata nell’atto finale di un’era, segnato dalla frattura insanabile tra il patron Mauro Ferrari e la piazza bresciana. Come scrive Il Quotidiano Sportivo, ad accogliere l’imprenditore c’era un clima pesantissimo: presidi delle forze dell’ordine, fischi, insulti e persino una corona funebre adagiata a terra dai sostenitori più accesi. «Ci sentiamo presi in giro», è il coro unanime della tifoseria che contesta duramente le modalità dell’addio.

La replica di Ferrari davanti alla contestazione è stata immediata e senza filtri: «Questo è lo sport. Pensate a chi deve venire dopo. Poi ci chiediamo perché a Brescia sparisce lo sport. Questa è l’immagine che diamo senza neanche sapere quello che devo dire?».

I motivi del crac di Brescia: un problema di sostenibilità

Il patron ha voluto rivendicare con forza i dieci anni di investimenti, ricordando la crescita del club dal 2016 e i circa 30 milioni di euro personali e familiari immessi nel progetto. Il nodo principale, secondo l’ormai ex patron della Germani, è esclusivamente di natura economica e numerica:

«Ho sentito tanta ipocrisia, parlare di etica sportiva e morale… non possono esistere senza sostenibilità economica. Per salvarsi in A1 servono dai 5 ai 6 milioni. Una famiglia sola, con i relativi sponsor, non può continuare tutti gli anni a sborsare dai 3 ai 4 milioni. I 4 milioni di euro da mettere sul conto corrente per fare la LBA non ci sono», ha chiarito Ferrari, inserendo la crisi della Pallacanestro Brescia all’interno di un contesto nazionale che vede il basket italiano sempre più dipendente da grandi capitali stranieri.

La proposta per il futuro e l’intervento del Comune

Nonostante la chiusura definitiva con la massima serie, Ferrari ha voluto lasciare aperta una piccola porta per non far scomparire del tutto il basket in città, proponendo una via di mezzo tra il disimpegno e la continuità:

«Non ho assi nella manica. Tuttavia è cosa giusta e buona mettere a disposizione delle istituzioni due titoli di B1 e due di A2 da acquisire per proseguire a fare basket nella nostra città. Mi metto io a disposizione per l’acquisizione di un titolo sportivo, con anche un title sponsor serio a disposizione per ripartire. Può garantire tranquillamente la B1, e con soci di NewCo la A2. Da lunedì bisogna sedersi intorno a un tavolo per decidere come proseguire il basket in questa città. Mi metto a disposizione, poi mi sfilo», ha spiegato il patron, confermando invece che l’attività del settore giovanile, forte di ben 400 tesserati, non è mai stata in discussione e proseguirà regolarmente.

Sulla vicenda è intervenuta tempestivamente anche la sindaca di Brescia, Laura Castelletti, che ha annunciato l’intenzione di muoversi subito per vie istituzionali seguendo modelli già adottati in passato per lo sport cittadino:

«Lavoreremo affinché anche in questo caso si possa dare vita a un progetto credibile, valutando tutte le possibilità, come abbiamo fatto con il Brescia calcio. Al più presto convocherò un tavolo con tutte le risorse che in questi anni hanno contribuito a rendere grande il basket bresciano e incontrerò i tifosi», ha dichiarato la prima cittadina, gettando le basi per il post-Ferrari.

Stefano Sanaldi
Stefano Sanaldi
Quello con la palla a spicchi è stato amore a prima vista. Una volta appese le scarpe al chiodo, ho deciso di allenare le nuove generazioni per rimanere in questo fantastico mondo. E poter scrivere di pallacanestro è un piacere e un onore.

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