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I 10 migliori “undrafted” nella storia della NBA: da Jeremy Lin alla leggenda Ben Wallace

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Il Draft NBA, per sua natura, lascia sempre qualcuno fuori. Ma tra quei giocatori ignorati si nascondono talvolta carriere straordinarie, capaci di riscrivere le gerarchie e sfidare ogni previsione. Bleacher Report ha stilato una classifica dei dieci migliori giocatori mai selezionati al draft, prendendo come riferimento l’era post-fusione NBA-ABA del 1976-77, considerata l’inizio della lega moderna. I criteri utilizzati spaziano dalla longevità ai riconoscimenti individuali, dall’impatto nei playoff all’eredità culturale lasciata nel gioco.

Prima di entrare nella top 10, meritano una menzione speciale alcuni nomi rimasti appena fuori. José Calderón, non scelto nel 2003, ha costruito una carriera decennale all’insegna dell’efficienza e della gestione del pallone. Brad Miller, ignorato nel 1998, ha ottenuto due convocazioni all’All-Star Game con Sacramento grazie alle sue doti di passatore dal post alto. Wesley Matthews ha giocato 15 stagioni come specialista difensivo e tiratore da tre punti, mentre Raja Bell ha reso la vita impossibile ai migliori realizzatori della lega a metà degli anni Duemila. Infine, David Wesley, guardia di bassa statura capace di mantenere medie in doppia cifra per un decennio intero.

Dalla Linsanity all’ascesa di Reaves: le posizioni dalla 10 alla 7

10. Jeremy Lin

Al decimo posto c’è Jeremy Lin, protagonista di uno dei fenomeni mediatici più travolgenti nella storia recente della NBA. Nel febbraio 2012, in un arco di 26 partite con i Knicks, Lin ha messo a referto 18,5 punti e 7,7 assist di media, con picchi leggendari come i 38 punti inflitti ai Lakers di Kobe Bryant. Le sue cifre complessive in carriera — 11,6 punti e 4,3 assist in nove stagioni — non sono da star, ma la Linsanity ha ridefinito le aspettative per i giocatori non scelti al draft. Lin è stato anche il primo giocatore asiatico-americano a vincere un titolo NBA, nel 2019 con Toronto, contribuendo ad ampliare la popolarità della lega in Asia.

9. Austin Reaves

La nona posizione spetta ad Austin Reaves, arrivato ai Lakers con un contratto two-way nel 2021 dopo che nessuna franchigia lo aveva chiamato. In 331 partite ha accumulato medie di 15,8 punti, 4,5 assist e 3,9 rimbalzi, con percentuali notevoli: 48% dal campo, quasi 37% dall’arco e 87% ai liberi. Nella stagione 2025-26 ha toccato il suo massimo con 23,3 punti di media, giocando a livelli da All-Star. Dopo aver rifiutato un’estensione da 89,2 milioni di dollari, ha firmato un quadriennale da 185 milioni, dimostrando di aver avuto ragione a scommettere su se stesso. Soprannominato “Hillbilly Kobe”, condivide il backcourt con LeBron James e Luka Dončić.

8. Avery Johnson

All’ottavo posto si colloca Avery Johnson, soprannominato “Il Piccolo Generale”. Alto appena 178 cm, ha disputato 16 stagioni in NBA totalizzando 8,4 punti e 5,5 assist di media in oltre 1.054 partite. Il suo momento più alto è arrivato nelle Finals NBA del 1999, quando ha segnato il tiro decisivo in Gara 5 contro i Knicks, regalando agli Spurs il primo titolo della loro storia. Successivamente si è affermato anche come allenatore, guidando i Mavericks a un record di 60-22 e alla prima finale della franchigia nel 2005-06, conquistando il premio di Allenatore dell’Anno.

7. Alex Caruso

La settima posizione è di Alex Caruso, passato dall’anonimato della G League a diventare uno dei migliori difensori perimetrali della lega. Nel 2023 è stato inserito nel primo quintetto difensivo NBA, un traguardo eccezionale per un giocatore mai scelto al draft. Nella stagione 2023-24 ha registrato 10,1 punti, 3,8 assist, 1,7 palle rubate e oltre il 40% da tre punti, il tutto marcando sistematicamente il miglior esterno avversario. Con Oklahoma City ha contribuito alla conquista del titolo 2025, risultando decisivo anche nella marcatura a uomo su Nikola Jokić nelle semifinali della Western Conference.

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6. Bruce Bowen

Al sesto posto figura Bruce Bowen, non scelto nel 1993, che dopo aver vagato tra Europa e CBA è diventato un pilastro della dinastia Spurs degli anni Duemila. Ha conquistato tre titoli (2003, 2005, 2007) e collezionato otto selezioni consecutive nell’All-Defensive Team, di cui cinque nel primo quintetto. Il suo compito era neutralizzare i migliori realizzatori della lega — da Kobe Bryant a LeBron James, da Allen Iverson a Steve Nash — e lo faceva con un’intensità fisica al limite della scorrettezza. In attacco si è specializzato nel tiro dall’angolo, chiudendo la carriera con il 39,3% da tre punti.

5. J.J. Barea

La quinta posizione va a J.J. Barea, playmaker portoricano di 178 cm che ha costruito 14 stagioni in NBA con cuore e capacità di incidere nei momenti decisivi. Il suo capolavoro resta la serie contro i Lakers campioni in carica nei playoff 2011: ha attaccato la difesa a zona di Los Angeles con tale ferocia da provocare la frustrazione di Andrew Bynum, espulso per una gomitata in Gara 4. Barea ha poi avuto un ruolo chiave nelle Finals, quando Dallas ha sorpreso i Big Three di Miami conquistando il titolo. In carriera ha chiuso con 8,9 punti e 3,9 assist di media in 831 partite.

4. Fred VanVleet

Al quarto posto c’è Fred VanVleet, che ha trasformato il motto “Scommetti su te stesso” in un vero e proprio marchio personale. Ignorato da tutte le squadre nel 2016, si è fatto strada dalla G League fino a diventare un elemento cruciale dei Raptors campioni nel 2019. Nelle Finals contro Golden State ha pressato Steph Curry in difesa e segnato 22 punti nella decisiva Gara 6. Convocato per l’All-Star Game nel 2022, detiene il record di punti in una singola partita per un giocatore non scelto al Draft NBA: 54 punti, realizzati contro Orlando nel 2021. Le sue medie in carriera parlano di 14,6 punti, 5,3 assist e 1,5 palle rubate.

3. Udonis Haslem

Udonis Haslem occupa il terzo gradino del podio. Venti stagioni con la stessa maglia, quella dei Miami Heat, rappresentano la permanenza più lunga per un giocatore non scelto al Draft nella storia della NBA. Ha vinto tre titoli (2006, 2012, 2013) e partecipato a sette finali, dalla prima nel 2006 all’ultima nel 2023. Le sue medie di 7,5 punti e 6,6 rimbalzi non impressionano, ma il suo valore risiedeva interamente nel lavoro sporco e nella leadership nello spogliatoio. Nelle Finals del 2006, la sua difesa fisica su Dirk Nowitzki contribuì a ribaltare la serie da uno svantaggio di 0-2, con Miami che vinse quattro gare consecutive.

2. John Starks

Al secondo posto si piazza John Starks, il cuore pulsante dei Knicks degli anni Novanta. Tagliato da diverse squadre dopo non essere stato scelto nel 1988, Starks ha incarnato lo spirito combattivo di New York come pochissimi altri. All-Star nel 1994 e Sesto Uomo dell’Anno nel 1997, ha chiuso con 12,5 punti e 3,6 assist di media in 866 partite. Il suo momento più iconico rimane “The Dunk”, la schiacciata su Horace Grant e Michael Jordan in Gara 2 delle finali di Conference del 1993, un’immagine stampata nella memoria dei tifosi dei Knicks.

1. Ben Wallace

Il primo posto assoluto appartiene a Ben Wallace, l’unico giocatore non scelto al Draft nella storia della NBA ad essere stato inserito nella Basketball Hall of Fame. Uscito dalla Virginia Union nel 1996 senza che nessuna franchigia lo chiamasse, Wallace è diventato uno dei più dominanti difensori di sempre: quattro volte Difensore dell’Anno, quattro volte All-Star, cinque selezioni All-NBA e sei nell’All-Defensive Team. Con i suoi 206 cm nel ruolo di centro, ha ridefinito il concetto di impatto difensivo, registrando 9,6 rimbalzi e 2,0 stoppate di media in carriera. Il suo apice è stato il titolo del 2004, quando i Pistons demolirono i favoritissimi Lakers in cinque partite, con Big Ben protagonista nel contenere uno Shaquille O’Neal al massimo splendore.

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