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PalaDozza, 70 anni: la chiave simbolica dell’inaugurazione è sparita

Era raggiante, il sindaco Giuseppe Dozza, quella mattina di settant’anni fa, mentre mostrava al mondo la meraviglia di un edificio nuovo di zecca destinato ad accompagnare un pezzo di storia della sua città. Il palazzo dello sport, quello che poi avrebbe preso il suo nome, epicentro di grandi passioni e grandi storie che ha contribuito a marcare il ruolo di Bologna città-crocevia, non solo nel basket. Il PalaDozza ha settant’anni, li compie domani. Fu inaugurato attorno alle dieci del mattino di un 9 agosto 1956 anche allora torrido: nessuna partita, nessun evento di sport né di spettacolo, solo il taglio del nastro e i lunghi, pomposi discorsi delle molte autorità presenti.

Ecco la storia del famoso palazzo bolognese riportata da il Corriere di Bologna.

Da Roma era venuto il ministro del Tesoro Giuseppe Medici, democristiano, rappresentazione vivente, accanto al sindaco comunista Dozza, di quel compromesso politico che in una città-laboratorio come Bologna portò alla realizzazione di opere impensabili. Altre presenze illustri furono il cardinal Lercaro e poi prefetto, Magnifico rettore, alcuni parlamentari, autorità civili e militari, compreso Renato Dall’Ara. Ma soprattutto il presidente del Coni Giulio Onesti, con un compito preciso, sia pratico che simbolico: consegnare ufficialmente il nuovo gioiello alla città.

Nelle foto di quella mattina si vede bene Onesti porgere a Dozza un cofanetto con una grande chiave, e il sindaco mostrarla orgogliosamente. Era la chiave del palazzo, che verrà poi esposta in una teca murata nel salone d’onore, quello che affacciava su via Nannetti, angolo Azzarita. Lì è rimasta per almeno quarant’anni, come dimostrano altre foto d’epoca, quelle delle celebrazioni del settembre 1996, con il sindaco in carica Vitali e i suoi predecessori Zangheri e Fanti, per l’intitolazione del palasport all’uomo che più di tutti si era battuto per costruirlo. È qui, però, che della chiave si perdono le tracce e la storia si fa misteriosa.

La chiave scomparsa tra i lavori degli anni Novanta

Nel 1999, con la gestione passata alla Fortitudo di Seragnoli, grandi lavori di ristrutturazione trasformano il PalaDozza in ciò che più o meno è adesso (sebbene ci fosse già stata la sostituzione delle storiche panche di legno con i seggiolini, che ridusse drasticamente la capienza, nel ’95). Rimozione del controsoffitto, nuovi sistemi di sicurezza e areazione, rifacimento del piano interrato e di varie aree accessorie: tra le altre cose viene abbattuto il muro divisorio in cui c’era la teca, e nessuno oggi ha idea di che fine abbia fatto la famosa chiave.

In vista dell’anniversario Bologna Welcome, che dal 2017 ha l’impianto in gestione, ha fatto lunghe ricerche tra Comune e tecnici dell’epoca, ma della chiave di Dozza pare che nessuno sappia nulla. Sarà finita in chissà quale cassetto, o forse qualcuno se l’è portata a casa. L’ente gestore spera che, ora che se ne torna a parlare, magari torni in mente a chi sa dov’è e salti fuori.

PalaDozza: un gioiello avveniristico che sfida il tempo

Si tratta di un oggetto dal valore solo simbolico: sopra, infatti, c’era incisa la data del 9 agosto ’56, il giorno in cui, dopo la cerimonia per i maggiorenti, nel tardo pomeriggio si aprirono i cancelli alla cittadinanza e vennero moltissimi a curiosare, restando a bocca aperta. Erano sbalorditi dall’imponenza della cupola e dalla vastità di una struttura per l’epoca gigantesca e avveniristica.

Costruito in poco più di due anni, su un’area degradata (un po’ orti e un po’ discarica fin dai bombardamenti del ’43 che distrussero il vecchio Ospedale Maggiore), il palazzo svettava su una landa desolata. I condomini che oggi lo circondano sono spuntati quasi tutti dopo. Con il tempo è poi cambiato tutto, non solo lo skyline della zona, ma il palazzo era talmente avanti per soluzioni architettoniche da restare oggi, settant’anni dopo, il posto migliore per gustarsi una partita di basket, dal primo all’ultimo seggiolino.

I festeggiamenti, tra amichevoli e grandi ricordi

Ed è questo forse che più colpisce, nei giorni in cui si parla di palazzo (e stadio) nuovo in fiera: pur tra vari ammodernamenti e ritocchi, il PalaDozza è sostanzialmente lo stesso di quel giorno del 1956.

Solo con in più un favoloso carico di 70 anni di storia del basket e del Paese. La grande Virtus porelliana che l’ha reso salotto e la grande passione della Fortitudo che ne ha fatto un ribollente catino, migliaia di partite, dall’NBA (anche Wilt Chamberlain) ai dilettanti, ma anche la grande boxe, il grande tennis, la grande pallavolo e gli sport più disparati, finanche quelli su ghiaccio. E poi la musica, lo spettacolo, il costume, la politica: dal PalaDozza ci sono passati tutti, ma proprio tutti.

Per prima, la Nazionale di basket: il 12 settembre 1956 una sfida Italia-Polonia, vinta dagli azzurri 70-54, fu il primo evento ufficiale al PalaDozza, anche in questo caso preceduto da un’imponente cerimonia inaugurale. Da qui la scelta di Bologna Welcome di festeggiare l’amato settantenne, appunto, sabato 12 settembre: in programma un’amichevole della Fortitudo ed a seguire un evento celebrativo nell’adiacente Mubit. Ad arricchire il quadro dell’anniversario, quest’estate al “Madison” di piazza Azzarita giocheranno amichevoli entrambe le formazioni: la Virtus il 16 settembre contro la Maxima Roma e la Fortitudo il 26 agosto contro Pistoia.

Stefano Sanaldi
Stefano Sanaldi
Quello con la palla a spicchi è stato amore a prima vista. Una volta appese le scarpe al chiodo, ho deciso di allenare le nuove generazioni per rimanere in questo fantastico mondo. E poter scrivere di pallacanestro è un piacere e un onore.

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