I Toronto Raptors e Kawhi Leonard hanno formalizzato un’estensione contrattuale di due anni per un totale di 115 milioni di dollari, che prevede una player option sulla seconda stagione. Un’intesa che appariva ormai annunciata fin dal mese di giugno, quando la franchigia canadese e i Los Angeles Clippers avevano impostato i termini per la trade che ha portato l’ala a Toronto.
Il nuovo accordo garantisce a Leonard circa 11 milioni di dollari in meno rispetto al massimo salariale concedibile. La durata del contratto è stata limitata a sole due stagioni a causa delle restrizioni previste dalla over-38 rule della NBA: l’impatto a monte ingaggi sarà comunque elevatissimo, posizionando il giocatore tra i dodici stipendi più alti dell’intera lega.
La valutazione dell’operazione Leonard e i rischi legati all’età
Nonostante il valore indiscusso del giocatore in campo, l’operazione riceve un voto pari a B- da ESPN per i margini di rischio che comporta nel medio-lungo termine. Se da un lato il risparmio sul max contract concede un minimo di flessibilità salariale alla dirigenza dei Raptors, dall’altro l’impegno economico resta imponente per un atleta che si avvia verso la fase finale della carriera e con uno storico infortuni complesso.
A differenza di altre operazioni estive della lega — come la firma di Kevin Durant con i Rockets per 90 milioni complessivi — la struttura del contratto di Leonard concede meno respiro alle casse societarie. Il rinnovo si colloca sulla scia dell’estensione quadriennale concessa da Cleveland a Donovan Mitchell: due firme necessarie per le ambizioni immediate dei rispettivi club, ma con il concreto rischio di appesantire la flessibilità salariale futura.





