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GamePlan Olimpia Milano – Virtus Bologna G1: Kill’Em Hall

Gara 1 che non tradisce le attese e regala subito emozioni in quella che a tutti gli effetti è la finale dal livello più alto da diverso tempo a questa parta. La Virtus Bologna al merito di uscire meglio dai blocchi di partenza, imbrigliando Milano a livello offensivi e chiudendo a +8 il primo tempo. Nella ripresa l’Olimpia cresce in maniera significativa in difesa e ribalta l’inerzia della partita, fissando il 92-82 finale che regala il primo punto della serie ai padroni di casa. 

Kill’Em Hall

Citazione che forse coglieranno sono gli appassionati Heavy Metal (o più precisamente Thrash Metal), ma che è perfetta per racchiudere in poche parole l’impatto di Devon Hall sulla partita. Il giocatore americano è mancato molto a Milano in questo ultimo periodo e la sua crescita è uno degli snodi fondamentali della serie.

Il suo primo tempo è molto negativo. Sia per le scelte offensive, sia per le percentuali al tiro. Difficoltà a cui abbina anche una insolita svagatezza difensiva che costa diversi punti all’Olimpia (è l’uomo che marca Belinelli). Il secondo tempo è di tutt’altro tipo e ha molto a che fare con la vittoria di Milano, chiudendo con 15 punti e 21 di valutazioni.

Partendo dalle cose banali, il fatto che faccia canestro permette a Messina di tenerlo in campo per diversi minuti senza bloccare troppo l’attacco. Permette allo staff milanese di dividere la coppia Baron e Napier, avendo un difensore in più da usare sulle uscite di Teodosic e Belinelli. Non è un caso che la partita nel secondo tempo cambia quando Hall riesce a stare con Belinelli e Shields lavora ai fianchi Teodosic, abbassando di molto le percentuali dei due esterni bianconeri.

Offensivamente  è perfetto nel leggere sempre l’accoppiamento difensivo favorevole (uno tra Teodosic e Belinelli)  sfruttando molto bene i pick and roll in situazioni dinamiche che lo staff milanese ha disegnato. Tra le difficoltà degli esterni Virtus e la difficoltà di Jaiteh nel mettere una pezza dalla seconda linea, trova il modo di guidare l’attacco milanese in maniera forse del tutto inaspettata.

Difesa Virtus

L’ottimo avvio della Virtus è determinato dall’ottima strategia difensiva che Scariolo riesce a mettere in campo. Inizia la partita con il quintetto Hackett-Cordinier-Abass-Mickey-Shenghelia per avere il massimo calla voce stazza e mobilità, soprattutto a livello di esterni.

Su tutti i pick and roll di Milano il difensore del bloccate fa show forte per mettere sempre un corpo sulla corsia di penetrazione e togliere ritmo all’attacco. L’Olimpia nel primo tempo fatica a riconoscere questa difesa e non riesce a sfruttare il tiro da fuori grazie a una difesa che spesso cambia e spinge dentro. La Virtus toglie tiro e occupa gli spazi in maniera perfetta e la sensazione è quella di un muro sui cui molti attacchi si infrangono.

Inoltre, ottimo lavoro su Shields per almeno 20 minuti grazie alla staffetta Cordinier-Abass, abili nel mandarlo a sinistra, spingerlo dentro e fare arrivare un aiuto dal lato debole per occupare ulteriormente l’area contro le sue penetrazioni. Scariolo prova a lucrare su uno dei grandi difetti del giocatore danese: il passaggio d’uscita dalle situazioni di pick and roll e dalle situazioni di 1 vs 1.

Come ti difendo il post

Uno degli aggiustamenti che cambia l’inerzia di gara 1 è come Messina reagisce ai tre falli di Napier a livello difensivo. L’accoppiamento con Hackett inevitabilmente da a Scariolo un mismatch da sfruttare, ma i problemi di falli del giocatore americano diventano un ulteriore handicap per la squadra di casa.

Lo staff milanese opta per un raddoppio sulle situazioni di post mandando in rotazione l’uomo di Shenghelia. A turno, tra Melli e Voigtmann, avevano l’ordine di staccarsi e andare a ruotare per togliere l’1 vs1. La scelta funziona perchè Hackett nel secondo tempo va in difficoltà nel leggere il blitz e non trova più le soluzioni al ferro.

Napier preservato, lucrato sulle percentuali di Shenghelia e difesa che è salita di colpi.

Jaiteh e Pajola abbiamo un problema

Uno dei grossi problemi della Virtus in questo primo atto della sfida con l’Olimpia è l’apporto nullo di Jaiteh e Pajola. Il lungo francese, come avevamo indicato nella nostra preview, è stato individuato fin da subito come bersaglio difensivo dall’attacco di Milano ed è stato costantemente puntato sul pick and roll da Napier, Baron e Hall.

Difensivamente sappiamo che può pagare, offensivamente dovrebbe avere ben altro impatto, soprattutto quando Scariolo gli disegna set offensivi che gli permettono di giocare contro i cambi difensivi per punire Datome.

Pajola avulso dalla partita in questa gara 1, sia a livello offensivo, sia a livello difensivo. Sappiamo che il fare canestro non è tra le sue prime skill ma non ha mai provato il post, situazione dove spesso genera cose interessanti. Ma il grosso problema è difensivo: ha sofferto le pene dell’inferno per contenere sia Baron che Napier. Sistematicamente battuto in 1 vs 1, mandando in affanno la difesa. Doverosa una sua crescita per dare maggiore fiato alla pressione che la difesa bolognese dovrà mettere sugli esterni di Milano.

Molto della serie della Virtus passa dal recupero di questi due giocatori.

3-2 e altri rimedi

Scariolo sul finire dell’ultimo quarto prova la sua ormai celeberrima difesa 3-2 per provare a bloccare il ritmo offensivo che Milano aveva preso nel secondo tempo. Inizialmente sembra voler provare una box and one con Pajola che marca faccia a faccia Napier, ma l’attacco di Milano risponde benissimo punendo con la tripla di Shields.

Fuori Pajola, dentro Hackett, si torna al classico con il giocatore pesarese in punta e Teodosic e Belinelli insieme sulla prima linea per provare a togliere ritmo all’avversario.

Milano però dimostra di aver fatto i compiti a casa giocando molto bene con i lunghi per punire il punto debole della zone a fronte dispari: la lunetta. Gli handler milanesi giocano un pick and roll di contenimento per permettere a Melli (il bloccante) di forzare il cambio e spingere uno degli esterni sulla seconda linea e avere un mismatch vicino a canestro. Voigtmann, inizialmente sul lato debole, sale in lunetta per dare una linea di passaggio e costringere la difesa a collassare contro la sua ricezione (il tiro lo devi onorare). Il giocatore tedesco legge perfettamente, innesca i tiratori e l’Olimpia da lo strappo definitivo per vincere la partita.

Messina sfrutta i cm del tedesco per avere un passatore in grado di far partire il pallone a un altezza superiore a quella della difesa.

Baron e Datome come ti sfrutto il mismatch

Un altro aspetto su cui avevamo posto particolare attenzione in fase di preview era l’accoppiamento di Baron con uno tra Teodosic e Belinelli. L’ex-giocatore dello Zenit poteva essere una delle chiavi della serie potendo sfruttare una marcatura favorevole e di fatto è quanto è successo in gara 1.

Nel terzo quarto Messina lo cerca sistematicamente sulle uscite dai blocchi per innescare il suo tiro. Inizialmente Belinelli non segue sui blocchi e lui punisce da fuori, ma quando la difesa inizia ad adeguarsi e cambia in maniera sistematica si vedono le sue qualità come handler. Uscite dai blocchi, tiri negati, pick and roll giocato in situazioni dinamiche per andare dentro o servire gli uomini senza palla. Tutto nato dagli scompensi difensivi che Belinelli ha creato nel secondo tempo.

Datome è uno dei motivi per cui Milano non sprofonda del tutto nel primo tempo. Entra con il secondo quintetto e va a scontrarsi con la second unit della Virtus (quella di Teodosic che sostituisce Belinelli). Milano gioca la solita serie di blocchi lontano dalla palla per mandarlo con un Iverson Cut a prendere palla spalle a canestro e punire la marcatura con il serbo. Scariolo su qualcuno deve nascondere il suo leader, Datome perfetto nel punire quella scelta.

Blocchi Flare per Belinelli

La situazione che ha sofferto maggiormente Milano nel primo tempo è quella dei blocchi flare per favorire le uscite di Belinelli. La Virtus nel primo tempo è molto abile nell’appoggiare palla in post per sfruttare il mismatch fisico, ma anche per “distrarre” la difesa di Milano con l’obiettivo di servire Belinelli che sfrutta i blocchi in allontanamento.

Situazione che paga grossi dividenti alla squadra di Scariolo, sia per l’ottima esecuzione, sia per le difficoltà iniziali di Hall nel passare con il giocatore bolognese sui blocchi. La capacità di prendere vantaggio è ancora notevole e se non riesci a passare con lui fatichi poi a recuperare il terreno perso.

Situazione su cui Milano dovrà lavorare attentamente in vista di gara 2.

 

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