HomeEuroLeagueVirtus Bologna-Maccabi Tel Aviv, energia e solidità: il gameplan

Virtus Bologna-Maccabi Tel Aviv, energia e solidità: il gameplan

Primo successo casalingo per la Virtus Bologna in questa Eurolega, con la vittoria per 84-77 sul Maccabi Tel Aviv. Un successo costruito con intensità e determinazione, dove la squadra ha risposto alle difficoltà mostrate in altre gare stagionali. Un protagonista inatteso, canestri pesanti al momento giusto e buon mordente difensivo. La classifica resta brutta, ma una vittoria aiuta non poco il morale.

ANTE UP

Miglior partita stagionale per Ante Zizic. Uno dei più positivi in campo per la Virtus e decisivo nel permettere ai bianconeri di contrastare l’impatto a rimbalzo offensivo degli israeliani. Ai 17 palloni conquistati sotto i tabelloni virtussini dal Maccabi, non a caso la miglior squadra della competizione nella specialità, la Virtus ha risposto con 14 rimbalzi offensivi, di cui 7 del centro croato. Che ha dato così continuità alla buona partita di due giorni prima contro Tortona in campionato.

L’avvio di partita non era stato semplice, ricalcando più la trama di tante partite passate che lo avevano visto in difficoltà. Ma la svolta, in quest’occasione, è stata al rientro sul parquet per il secondo stint. La Virtus ha continuato ad attaccare Rivero con il pick&roll laterale ad angolo vuoto, puntando sulle difficoltà del cubano a difendere la situazione. I bolognesi sono arrivati sistematicamente al ferro e quando i tiri non sono entrati, a rimbalzo offensivo si sono create le condizioni ideali per Zizic per recuperare palloni ed extra possessi.

Presa fiducia, con anche il pubblico a spingerlo, poi il centro ex Efes si è fatto trovare con continuità anche nel secondo tempo, facendo la differenza in positivo come mai si era visto in questa stagione.

LA CRESCITA AL TIRO DI PAJOLA

Il tiro che ha chiuso la partita, in una serata da 3/4 dall’arco, è stata una tripla piedi per terra di Alessandro Pajola. In una di quelle situazioni dove per anni il numero sei virtussino è stato poco a suo agio, per usare un eufemismo. Non è un mistero che l’efficienza al tiro sia sempre stata la principale bandierina rossa sul suo gioco, tanto dominante dal punto di vista difensivo, quanto con lacune evidenti in quello offensivo.

Pajola, però, negli anni è cresciuto in maniera lenta ma costante, aggiungendo pericolosità sia palla in mano che in situazioni di tiro da scarico. Certo, è chiaro a tutti che non sarà mai un attaccante puro. Ma oggi è un giocatore su cui una difesa fa decisamente più fatica a concedere senza pensieri il tiro da dietro l’arco. Già nella passata stagione di Eurolega Pajoa aveva chiuso col 47% da tre in situazioni di spot-up, mentre in queste prime otto partite è a 7/11.

UN BELINELLI DIVERSO

Nella bella serata virtussina è arrivata anche un’altra conferma, non scontata. Fin qua, infatti, la stagione offensiva di Marco Belinelli non è stata scintillante (6.2 punti col 42% al tiro), ma contro il Maccabi, dove ancora in attacco non ha brillato offensivamente, si è visto un giocatore voglioso di dare tutto quello che aveva nel serbatoio nella metà campo difensiva. In almeno due o tre occasioni, puntato chiaramente dall’attacco del Maccabi per degli isolamenti, ha retto bene. Anche lontano dalla palla ha mostrato una buona applicazione.

E questa non è stata una novità in stagione, quanto la conferma di un trend evidenziato anche dai numeri: fin qua la Virtus, nei possessi difensivi con in campo l’ex San Antonio Spurs subisce 2,5 punti per cento possessi meno rispetto a quelli in cui è in panchina. E probabilmente non è un caso che Bologna, guardando solo alle partite casalinghe, sia la sesta miglior difesa del torneo.

Come per Pajola in precedenza, è chiaro che Belinelli non diventerà uno stopper difensivo e nessuno nemmeno si sogna di chiederglielo. Ma vederlo con un impegno e anche, dati alla mano, un’efficacia simile non può che essere una buona indicazione per Luca Banchi, oltre che esempio ottimo, nel proprio ruolo di capitano, verso i compagni.

n.fiumi
n.fiumi
Classe 1985, bolognese di nascita. Folgorato da Danilovic, ammaliato da Ginobili, tradito da Abdul Gaddy. Incidente che mi ha portato a valutare le cose in maniera più disincantata.Classico esempio di paziente affetto dal "Disease". La vita è troppo breve per vedere brutto basket ma, se non c'è altro, il campionato ungherese resta un'ottima opzione.

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