HomeEuroLeagueKyle Hines: "All'Olympiacos eravamo un insieme di sconosciuti e Spanoulis"

Kyle Hines: “All’Olympiacos eravamo un insieme di sconosciuti e Spanoulis”

Nelle ultime settimne, EuroLeague ha rilanciato ai propri tifosi la sfida per selezionare i 25 migliori giocatori della storia della competizione. Tra questi sicuramente c’è Kyle Hines, che si è raccontato al podcast EuroLeague and Friends su YouTube. L’ex Olimpia Milano ha ripercorso alcune tra le fasi più importanti della sua carriera, partendo da quella vittoria dell’Eurolega nel 2012 con l’Olympiacos che nessuno si sarebbe aspettato. Di seguito, alcuni dei passaggi più interessanti della sua intervista, che potete ascoltare integralmente a questo link.

Sulla vittoria dell’Olympiacos nel 2012:

Penso che se se dovessi mai rigiocare una partita, penso che sarebbe la partita che vorrei rigiocare. Oppure essere sugli spalti e guardarmi, per rivivere le emozioni di una partita così speciale. Soprattutto se si guarda a come abbiamo iniziato la stagione e come l’abbiamo finita. Quando abbiamo iniziato la stagione, molte persone all’epoca non ci avevano nemmeno scelto per essere tra le prime 16. Molte persone non pensavano che avremmo scalato la classifica: avevamo un sacco di giovani giocatori, giocatori non realizzat direi.

Praticamente c’erano solo giocatori giovani e Spanoulis. Questo è quello che tutti pensavano fossimo. Un sacco di ragazzi sconosciuti e Spanoulis. Molto è dovuto al genio di Dusan Ivkovic, nell’essere riuscito a mettere insieme questo gruppo. È stato davvero un momento molto speciale, una squadra molto speciale.

Su coach Ivkovic

Coach Ivkovic era una persona fantastica e un allenatore fantastico. Penso di aver imparato di più fuori dal campo o più lezioni di vita da lui che nel basket. E come ho appena detto, era un genio del basket. Nell’anno che ho trascorso con lui, ho imparato così tanta saggezza. Ho imparato così tante cose. Avere l’opportunità di sedermi e parlare con lui, di avere conversazioni sulla vita, sul passato, sulla sua visione della vita e sul modo in cui guardava le cose.

E come ho detto, è stato un genio nel mettere insieme quella squadra e trovare un modo per farci diventare un gruppo. Lo ha fatto attraverso tante piccole cose. Nel modo in cui ci ha manipolati in un certo senso, come ha cercato di creare una chimica e ha cercato di trovare modi per provocarci o permettere ai ragazzi di fare certe, cose era geniale.

Questo dice molto della persona che era. Ha avuto una carriera incredibile e oggi è leggenda. Per me è stata una persona molto importante. Non solo nella mia carriera nel basket, ma nella mia vita in generale.

 

 

 

Marco Marini
Marco Marini
Marchigiano fuori sede, studio Relazioni Internazionali e nel frattempo mi diletto a scrivere della mia più grande passione: il basket.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui
Captcha verification failed!
CAPTCHA user score failed. Please contact us!