Tutto esaurito alla Segafredo Arena, il pubblico della Virtus sente moltissimo il derby d’Italia. Lo sente meno l’Olimpia, che si presenta con cinque soli stranieri, senza i due ball handlers primari e lascia in tribuna anche Shavon Shields, segno evidente che il focus di Milano, ai primi di marzo, non è alla competizione nazionale ma al ben più importante e probante impegno in Eurolega.
La triste, squallida e stucchevole tradizione dei fischi al più vincente coach della storia della Virtus si ripete ormai con noiosa regolarità e precede ogni partita tra Virtus e Olimpia quasi fosse un inno, sottoprodotto escremenziale di quella che è stata un tempo la tifoseria più competente d’Italia.
Inizio a bassi ritmi, Mirotic con dieci punti di talento, Pajola a guidare l’attacco bianconero, subito due falli per Cordinier e l’ingresso di Shengelia a 5’30. Belinelli trova uno dei suoi sprazzi e tiene i suoi attaccati, 14-13 a 3’45. Entra Hackett, subito vivace, esce Mirotic ma sale in cattedra LeDay, anche con un trattamento degli arbitri non sfavorevole, eufemismo. Il primo quarto si chiude sul 25-20 con una bella tripla di Hackett.
Rientra molto bene la Virtus nel secondo quarto e con il miglior quintetto al momento (Diouf – Shengelia – Cordinier – Morgan – Pajola) impatta a quota 31. Sale di colpi la difesa della Virtus, si sporcano le percentuali di Milano, timeout di Messina sul 36-31 per la squadra di casa. Uno sprazzo di Cordinier, una tripla di Brooks e si va al riposo lungo sul 38-34 per i bianconeri.
La Virtus di stasera non è nemmeno parente di quella di venerdì; ed è pure ovvio, le motivazioni contano eccome. E nemmeno l’Olimpia sembra quella di giovedì contro il Monaco, per lo stesso motivo. Così al rientro i bianconeri impattano, con la difesa di Pajola su Mannion spietata ed asfissiante, che lo toglie, letteralmente, dalla partita e Diouf a fare la voce grossa sotto canestro, altro che quintetti senza centro. Massimo vantaggio bianconero sul +11 a 8 minuti. Va in bonus presto la Virtus e Milano ne approfitta, come non era successo a parti invertite nel secondo quarto. Mirotic sfodera la sua immensa classe e quasi da solo riporta Milano a in parità a 2 minuti dalla fine del quarto. Resiste all’ondata la Virtus e chiude il terzo quarto sopra di 4.
Era dai tempi di Nesterovic e Frosini che non si vedeva un quintetto con due numeri 5, e che bel quintetto! Diouf e Zizic fanno il vuoto sotto canestro, e invece del 3 inizia a segnare il 30 (che, per inciso, si sbatte anche in difesa con ottimi risultati), tre triple di Matt Morgan nel quarto e la Virtus torna a +9. Morgan continua a martellare, la Virtus continua a difendere ed in contumacia Mirotic mantiene il vantaggio. Rientra forse tardi il Montenegrino, Milano è a -10, Messina lo toglie ed alza bandiera bianca e 2 minuti.
Per la Virtus una prova solida e convincente in difesa, ispiratissimi Belinelli e Morgan in attacco, prova straordinaria di Diouf che chiude la partita, prova che i quintetti con i centri hanno ancora cittadinanza nel basket moderno: dipende da chi sono i centri. Avere Hackett che tiene il campo nei minuti in cui è impiegato al posto di Pajola fa una enorme differenza. Se le due squadre si affronteranno più avanti è probabile che Milano non sarà questa. Se la Virtus, invece, fosse questa e con tutti gli effettivi, la sfida potrebbe non essere chiusa in partenza.

Sottoprodotto escremenziale sarà lei Sig. Bonazzi che si permette di dare l’appellativo di “merde” ai tifosi bolognesi . Forse sarebbe meglio che imparasse a fare il suo mestiere e studiare con più attenzione il motivo dei fischi rivolti al Sig. Messina e forse ne capirebbe il motivo .