L’NBA sta vivendo una nuova rivoluzione economica. La recente firma del supermax di Shai Gilgeous-Alexander, MVP della stagione e delle Finals 2025, segna l’avvicinamento a una soglia mai raggiunta nello sport: un contratto da un milione di dollari a partita.
Secondo le stime, SGA guadagnerà 79 milioni di dollari nella stagione 2030-31, ovvero 963.000 dollari per ogni gara di regular season. Un numero che, per quanto straordinario, potrebbe diventare la norma per le superstar NBA nel prossimo decennio.
Come siamo arrivati fin qui: il ruolo del supermax
Il supermax contract, ufficialmente noto come designated veteran extension, è stato introdotto nel 2017 per permettere alle squadre di trattenere le proprie stelle offrendo fino al 35% del salary cap annuale a giocatori con almeno 7 anni di esperienza e determinati riconoscimenti (All-NBA, MVP, DPOY).
Questa tipologia di contratto ha cambiato radicalmente la struttura salariale della lega. Se nel 2017 Stephen Curry firmava il primo supermax da 34,7 milioni di dollari, oggi gli stessi parametri proiettano i migliori contratti a oltre 100 milioni entro il 2033.
La spinta del salary cap: una crescita costante
La crescita dei salari NBA è direttamente legata all’aumento del salary cap, che nel 2024-25 ha toccato i 141 milioni di dollari. Ma questo è solo l’inizio.
Nel 2023, la NBA ha firmato un nuovo contratto TV da 76 miliardi in 11 anni, quasi triplicando il valore del precedente (24 miliardi in 9 anni). Questo afflusso di capitali porta a un aumento strutturale del salary cap:
2025-26: +10%, cap a circa 155 milioni
2026-27: stimato +7%, cap a 166 milioni
Proiezioni 2030-31: oltre 250 milioni
Proiezioni 2033-34: superati i 300 milioni
Ogni salto del cap significa contratti più alti per le superstar: il supermax cresce parallelamente, mantenendo la sua quota del 35% del tetto salariale.
Come cambia il supermax anno dopo anno
Ecco una simulazione dei futuri contratti supermax a 4 anni, con aumenti del cap del 10% annuo:
| Stagione di partenza | Primo anno | Quarto anno |
|---|---|---|
| 2026-27 | $57,9M | $71,8M |
| 2027-28 | $63,7M | $79,0M |
| 2028-29 | $70,1M | $86,9M |
| 2029-30 | $77,1M | $95,6M |
| 2030-31 | $84,8M | $105,1M |
| 2031-32 | $93,3M | $115,7M |
Se invece l’aumento fosse “solo” del 7% annuo, i numeri restano comunque impressionanti. In ogni scenario realistico, entro il 2030-2032 un giocatore NBA guadagnerà oltre un milione a partita.
Chi sono i prossimi candidati al supermax milionario
Tra i principali indiziati per firmare i prossimi supermax ci sono:
Anthony Edwards: già due volte All-NBA, potenziale firma nel 2027
Tyrese Haliburton: se recupera dall’infortunio, ha i requisiti
Cade Cunningham ed Evan Mobley: già All-NBA, eleggibili nei prossimi anni
Victor Wembanyama e Paolo Banchero: con l’attuale crescita, i rookie 2023-24 possono arrivare ai 100 milioni annui entro la seconda estensione
Confronto con altri sport
Nel mondo dello sport, il milione a partita non è più un tabù. Già nel baseball (MLB) pitcher come Gerrit Cole e Justin Verlander superano questa soglia. Nella NFL, oltre 80 giocatori guadagnano più di un milione a partita, soprattutto quarterback.
Ma è l’NBA a distinguersi per la combinazione tra compensi per partita e numero di partite giocate: una superstar NBA può superare i 100 milioni annui, restando comunque uno degli atleti con l’impatto economico più elevato.
È davvero sostenibile un contratto da un milione a partita?
Sì. Secondo Spotrac, nella scorsa stagione le squadre NBA hanno speso 5,65 miliardi di dollari tra stipendi e luxury tax. Dividendo questa cifra per le 1230 vittorie disponibili in regular season, si ottiene 4,6 milioni per vittoria.
Shai Gilgeous-Alexander ha prodotto un valore stimato di 20,9 vittorie: il suo valore complessivo è oltre 96 milioni, senza contare playoff, merchandising e valorizzazione del brand.
Conclusione: un milione a partita sarà la nuova normalità
Il primo contratto da 1 milione di dollari a partita sarà probabilmente firmato entro il 2029. Ma anziché essere un’eccezione, diventerà un punto di partenza per una nuova era dell’economia NBA.
In un sistema che continua a generare ricavi crescenti, con star che muovono mercati e costruiscono imperi mediatici, anche un contratto da 100 milioni l’anno può essere considerato un affare.





